Non mi fido più della mia psicoterapeuta

    tristezza4zr4Buonasera, vi scrivo perché avrei bisogno di un parere in merito alla psicoterapia che sto seguendo, cercherò di essere il più chiara e dettagliata possibile.
    Sono una ragazza di quasi 18 anni, circa tre anni fa dopo un episodio di abusi sessuali mi hanno indirizzato verso un percorso di psicoterapia nella zona dove abito.
    Niente da dire a riguardo: la Dottoressa fantastica, una persona veramente alla mano con la quale mi sono trovata subito a mio agio nonostante il primo periodo sia stato di netto rifiuto nei suoi confronti e dell’opportunità che mi stava offrendo.
    Superata questa prima fase di blocco abbiamo iniziato il percorso insieme che diciamo era partito abbastanza genericamente: lei mi chiedeva della famiglia, gli amici, la scuola e non ci trovavo niente di strano. Sennonché parlando della mia famiglia sono emerse delle verità nettamente spiacevoli che riguardavano me quando ero bambina e che io avevo rimosso.
    I riflettori si sono spostati sulla mia famiglia, non più su me e sotto “consiglio” della terapeuta abbiamo iniziato la terapia familiare che si è rivelata inefficace. Il fatto di aver portato in terapia la mia famiglia (e credo non solo questo fatto) ha scatenato in loro un meccanismo di odio e punizione nei miei confronti che mi ha portato a tentare il suicidio per 3 volte e successivamente ad adottare un modo che riuscisse a farmi stare il più tranquilla possibile sia a casa che negli altri contesti: ho iniziato ad auto lesionarmi. All’inizio per ripicca, anche per provare se davvero potevo stare meglio, poi sempre più spesso per motivi sempre più banali, semplicemente quando ne avevo voglia.
    Dopo averlo tenuto nascosto per quasi un anno, ne ho parlate con la mia Dottoressa e ho smesso di avere fiducia nella terapia. Non mi permetterei mai di giudicare il lavoro di una persona che ha studiato ma io non mi sento più aiutata da lei. E’ ormai focalizzata sulla mia famiglia, sul babbo e la mamma e più volte mi ha detto che non le interessa se mi taglio. Non ho più avuto il “coraggio” di raccontarle ciò che sto facendo e ciò che mi sta succedendo perché temo che lo accantoni da una parte. Al tempo stesso il legame che in tutto questo tempo si è creato mi impedisce di guardare razionalmente la terapia e i risultati che sta avendo su di me, perché in un certo senso mi sembrerebbe di tradirla. Però so e vedo che non è cambiato niente, anzi mi sono avvicinata a circostanze e a comportamenti dannosi oltre all’autolesionismo.
    Quello che vorrei sapere è se sono io ad aver sbagliato l’approccio alla terapia, se sono io a non essere in grado di capire il percorso che stiamo seguendo o se semplicemente non era la persona (in senso professionale) giusta.
    Grazie in anticipo.

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    Buonasera! Non posso sapere se sia il tuo approccio a essere sbagliato o se la psicologa non sia riuscita a creare un’ottimale atmosfera terapeutica, ma l’esito non cambia: sei a disagio e non riesci a essere sincera con la persona a cui dovresti confidare ogni tuo pensiero senza timore d’essere giudicata o rimproverata. Ho la sensazione che tu stia vivendo una situazione ambivalente: da un lato vorresti lasciare la terapia e dall’altro non osi farlo per timore di offendere qualcuno. Chiediti se vuoi davvero affrontare la terapia e i disagi che richiede. Se la tua psicologa ha ritenuto utile coinvolgere anche la tua famiglia, forse significa che la ritiene importante, per trattare il tuo vissuto. Probabilmente, ha capito che bisogna agire su alcuni legami per aiutarti, e il tuo rifiuto a seguirla potrebbe essere un segno di rigetto al percorso che stai seguendo. Non solo, hai iniziato a rivolgere verso te stessa una rabbia sorda e mutilante, come si ti sentissi in colpa per qualcosa. Forse stai manifestando di non voler affrontare alcuni fantasmi del tuo passato, o ti senti responsabile per averli risvegliati, nella tua famiglia. Non credo che la tua terapeuta non si curi del tuo autolesionismo, tutt’altro. Sicuramente è preccupata, ma vuole portarti a comprendere il significato più profondo del tuo gesto seguendo una strada che non passi per l’autolesionismo.

    Se i vissuti emersi stanno generando tanto scompiglio, forse non sarebbe meglio affrontarli e metterli da parte, una volta per tutte? Ricorda che questa è la tua terapia, non la terapia della tua famiglia. Se sono riaffiorati episodi spiacevoli, non è certo colpa tua; e, in egual modo, se hai vissuto situazioni dolorose, la colpa non è tua. Ora, tu puoi scegliere se affrontare il passato o se scappare. A mio parere, dovresti confidare alla tua terapeuta di sentirti bloccata e di vivere con disagio, in casa, a causa dello scompiglio che ritieni di aver provocato. Non solo hai il diritto, ma anche il dovere di condividere con la psicologa tutto quello che ti impensierisce. In questo modo, le consentirai di modificare, se necessario, il suo approccio terapeutico e, se non si riuscisse a riportare il rapporto su un piano di completa fiducia e complicità, potrai valutare di cambiare riferimento.

    In bocca al lupo!

    E buona serata

     Dr.ssa Federica Leva

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