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Se ne è andata per non aiutarmi economicamente

    Deluso da una donna
    Buona sera, sono un uomo di 56 anni, e sono profondamente deluso da una donna che ritenevo integra moralmente. Ho conosciuto una donna che mi ha fatto innamorare follemente. Entrambi eravamo sposati, ci frequentavamo di nascosto, e dopo circa due anni abbiamo deciso di andare a vivere insieme. Nel frattempo lei aveva ottenuto la separazione, io avevo deciso di aspettare qualche mese in più, perché mi ero impegnato a cercare casa, sistemarla arredarla, e avevo speso quasi tutti i miei risparmi. Il mio matrimonio era finito da tempo, e prima di uscire definitivamente di casa, avevo raggiunto un patto di non belligeranza, potevo vivere la mia vita con la mia compagna senza ripercussioni. L’accordo prevedeva che lei continuasse a vivere nella casa di proprietà, con il suo lavoro doveva solo mantenersi, io dovevo provvedere corrispondere il mutuo, e le spese generali della nostra casa di proprietà. Per i mesi successivi la mia relazione andava a gonfie vele, dopo circa un anno persi il mio lavoro, per riduzione di personale, e la relazione ha incominciato a scricchiolare. Non riuscivo più a corrispondere a tutte le spese compreso l’affitto della nuova casa. Quindi sono stato costretto a chiedere aiuto alla mia compagna, chiedendogli se sporadicamente poteva corrispondere per l’affitto della nostra casa, lei era benestante. Nel frattempo avevo impugnato il mio licenziamento, facevo quel che potevo, mi barcamenavo per qualche lavoretto per arrotondare la mia disoccupazione. Le discussioni a casa cominciavano ad essere più frequenti, mi sentivo un fallito, e la mia compagna non faceva nulla per sostenermi moralmente. Una domenica di maggio ero passato da casa di proprietà, per prelevare alcuni effetti personali, e ho visto che mia moglie non stava bene, mi sono allarmato subito, avendo fatto diversi corsi di primo soccorso, ero convinto che si trattasse di un attacco di ictus, non persi tempo, mi recai immediatamente al più vicino PS, dove purtroppo hanno confermato la diagnosi, per fortuna si trattava di un attacco transitorio, che non aveva leso organi vitali, è rimasta offesa solo dal braccio sinistro.

    Durante la degenza in ospedale, i vari controlli hanno evidenziato anche tre aneurismi cerebrali, uno abbastanza grande e due più piccoli, il mondo mi è crollato addosso, quindi doveva essere operata, e hanno deciso di intervenire chirurgicamente. Per farla breve è stata operata, per fortuna l’intervento è riuscito molto bene. Ho parlato con i medici ho spiegato quale era la mia situazione famigliare, e loro mi hanno spiegato che per un certo periodo lei non poteva rimanere da sola, quindi ne ho parlato con la mia compagna, spiegandole che non avevo alternative, se non quello di aiutare quella persona in difficoltà, gli ho anche spiegato che non era per capriccio, dovevo barcamenarmi fare il pendolare, e così è stato, anche se lei non era del tutto convinta, me lo faceva pesare ogni volta che si discuteva. Se non avessi fatto quella scelta la mia coscienza non mi avrebbe permesso di continuare la mia vita accanto alla mia compagna con dignità e serenità. Per me è stata una scelta imposta, Nel frattempo anche mia moglie ha perso il lavoro per la sua lunga malattia. Dopo qualche mese i miglioramenti erano evidenti, quindi ho deciso di ritornare con la mia compagna, nel frattempo avevo vinto la mia causa di lavoro, sono stato reintegrato. Dopo tutti i sacrifici e rinunce, c’era da superare l’ostacolo più difficile, i miei problemi economici rimanevano, anche se in forma ridotta, un problema.

    Non riuscivo al mantenimento di mia moglie, a pagare il mutuo, le spese, l’affitto quant’altro. La relazione continuava a peggiorare, nel frattempo avevo messo da parte il denaro sufficiente per separarmi. Io non volevo assolutamente perdere la mia compagna, l’amavo più della mia vita e per nessun motivo al mondo avrei rinunciato a lei. Ma alla fine dopo tanti sacrifici lei evidentemente non ce l’ha fatta, e ha deciso di andarsene, senza dirmi nulla, ha chiuso la porta dietro di sé. Si è trasferita nel suo paese natale a circa 1500 km. Per un periodo ci siamo sentiti per telefono, le ho chiesto la motivazione di questa scelta, e dopo tanto titubare mi ha fatto capire… che è andata via perché non se la sentiva di aiutarmi economicamente. Prima che lei andasse via le avevo offerto il mio appartamento a un prezzo molto molto conveniente, doveva solo corrispondere il 50% all’altra persona e sarebbe stato solo suo, ma ha rifiutato.

    Oggi vivo con tanti sensi colpa, mi chiedo dove ho sbagliato? Le scelte che ho intrapreso erano obbligate, non potevo sottrarmi, sia sotto l’aspetto civile che morale. Da solo non potevo sopportare tutto quel peso, Adesso e qualche mese che non ci sentiamo più, le ho scritto due lettere, inviato alcuni messaggi, senza ottenere risposta nonostante che li abbia lette, le ho chiesto semplicemente dov’è finito l’amore e il rispetto, che ci siamo promessi, in fondo le avevo chiesto solo un po’ di pazienza. La domanda che desidero porgli è la seguente (si può lasciare il proprio uomo per problemi economici). Tengo a precisare che non le ho chiesto mai niente per me. Mi guardo allo specchio e vedo un’altra persona, un altro corpo senza dignità. Io l’amo come se fosse il primo giorno, ma so anche che indietro non si può tornare. La prego mi aiuti grazie.

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