Fobia della partenza

    Salve, proprio stasera mi trovo a dover partire per 3 settimane a trovare i miei parenti in Puglia e come sempre questa partenza, come anche il ritorno, mi pesano tantissimo a tal punto che comincio giorni prima a pensare a quando dovrò salutare il mio ragazzo o i miei nonni e quando arriva il momento piango veramente tantissimo.

    Per me quando arriva questo momento è un vero e proprio trauma e ciò va avanti da tantissimi anni per questo penso che ciò sia dovuto ad un trauma infantile, infatti quando ero piccola e dovevo partire mi disperavo a vedere mia nonna piangere o mia madre, e inconsapevolmente ho associato l’immagine della partenza a qualcosa di tragico. Addirittura mi basta vedere qualcuno che parte anche in un film oppure quando vado in gita scolastica è sempre un trauma.

    Come posso fare a superare questa cosa? È giusto dispiacersi magari anche piangere, ma io sto male eccessivamente per questo.
    Mi scuso se il mio post non si trova nel posto giusto o non è abbastanza importante, però vorrei sapere come superarlo.

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    Buongiorno, quando non ci si sente abbastanza sicuri di se stessi, di essere benvoluti per quello che si è, o quando, come, mi sembra di capire, nel Suo caso, si è stati abituati fin dall’infanzia a considerare i distacchi come qualcosa di molto doloroso, può accadere che questa paura eccessiva resti dentro noi e ci causi difficoltà nel quotidiano.
    Esistono tuttavia piccoli accorgimenti che aiutino a superarle:
    Distaccchi inizialmente brevi, da allungare gradualmente, man mano che si scopre di non stare eccessivamente male, lontano da chi abbiamo lasciato.
    Rendere interessanti i momenti trascorsi nella nuova situazione, in modo da distrarre il pensiero dal passato.
    Trovare un modo per “tenere sempre un filo collegato”, con il luogo che si è lasciato, anche in nostra assenza (mail, telefonate, facebook, ecc), l’ideale, però, sarebbe ricorrere a questi mezzi solo in momenti di “crisi”, puntando ad averne sempre meno bisogno, man mano che ci si abitua ad interiorizzare la presenza delle persone care lontane.
    Portare con sé oggetti appartenenti alle persone che ci mancheranno o meglio ancora loro foto e guardarle di tanto in tanto (si spera sempre meno col tempo)
    Volgere lo sguardo alle nuove opportunità che il viaggio o la vacanza potrà offrire e programmare apposta qualcosa nella nuova situazione, da aspettare con curiosità, come piacevole diversivo.
    Potrebbe essere interessante anche intraprendere una Psicoterapia, per indagare come venivano vissuti i distacchi nell’infanzia, perché, quali dolorose esperienze, legate alla separazione, hanno segnato il cammino proprio e degli antenati e come questo influisce sull’oggi, ma si tratta di un percorso dispendioso, soprattutto emotivamente…
    In bocca al lupo, mi riscriva, se ha bisogno.
    Dr.ssa Francesca Pellini

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