Confessioni di una mente malata

  • Avatar photo

    Salve, prima di decidere di scrivervi ho passato molto tempo a informarmi e a pensare alla mia situazione. La mia intenzione nel sottoporvi questo testo è quella di ricevere un primo consulto che possa eventualmente indirizzarmi verso uno specialista, nel caso in cui sussistesse questa necessità.

    Prima di iniziare vorrei farvi una premessa: tutto quello che scriverò corrisponde a verità e vi assicuro che ogni paragrafo, frase e parola è stato studiato con attenzione, col fine ultimo di riportare nel modo più obiettivo possibile le mie problematiche, senza esagerazioni né alterazioni. Ritengo che solo in questo modo potrò ottenere da voi, una valutazione corretta.

    Credo sinceramente, senza orgoglio né biasimo, di essere l’incarnazione del male. E non parlo di quel male “umano” finalizzato al raggiungimento di uno scopo, parlo del male nella sua forma più semplice, il male caotico, irrazionale,folle e predatorio.
    Sin da quando ero bambino ho manifestato dei comportamenti deviati. Mi divertivo a dare fuoco alle cose, mi lasciavo andare a crudeltà contro gli animali, disegnavo strumenti di tortura e morte ed ero molto aggressivo con gli altri bambini. Sin dai 10 anni, il mestiere che avrei sempre voluto fare era quello del torturatore, del carnefice, del boia.

    Se una volta queste sensazioni e questi impulsi, o meglio le reazioni degli altri in loro risposta, mi causavano sensi di colpa, ora ho finalmente concluso una fase di accettazione e di consapevolezza del mio essere.
    Io sono così, l’ho accettato e non soffro minimamente per la presenza di questi pensieri.

    Crescendo le cose non sono certo migliorate. Sin da piccolo compresi che non potevo rivelarmi per quello che ero, dovevo rimanere nascosto e agire nell’ombra, in solitudine, così iniziai a manipolare gli altri. All’inizio lo trovavo divertente, poi capii che potevo usare gli altri per ottenere quello che volevo e cambiare l’ambiente secondo la mia volontà.
    Crebbi coltivando quel talento naturale e divenni un grande attore, avevo la capacità di adattarmi camaleonticamente a ogni situazione, potevo essere il ragazzo divertente e simpatico che andava d’accordo con tutti o l’intellettuale snob che aberrava le relazioni con misantropica indignazione. Presto moltissima attenzione ai movimenti del mio corpo, al tono di voce, alle pause e riesco a ottenere dei risultati incredibili, semplicemente fingendo di essere chi non sono. Nessuno sospetta niente.
    Questo mimetismo comunque mi causò non pochi problemi, per un po’ a furia di recitare, dimenticai chi fossi.

    Ciononostante quella marcata separazione fra l’io e la pubblica persona mi portò, e mi porta tuttora, a essere

    La verità però è un’altra… Dietro un sorriso si nascondono immagini di morte e di violenza. Tanto per entrare nello specifico, per me è perfettamente normale parlare con una persona e pensare nel frattempo a come sarebbe divertente mangiarle la faccia. Ogni interazione si trasforma in una serie di immagini che mi provocano piacere… Ovviamente anche la sfera sessuale è piuttosto anomala, la mia fantasia più frequente vede lo stupro, la tortura, la violenza e infine l’uccisione di un’altra persona, senza distinzioni di genere sessuale. Ci sono poi molte altre parafilie, come la zoofilia e un estremo sadismo che sfocia addirittura nel cannibalismo. Mi rendo conto che godo nell’infliggere sofferenza al prossimo, ma ancora di più mi diverte vedere il terrore negli occhi di un’altra persona e sentirne le urla. Solo la pedofilia mi disgusta profondamente, perché i bambini sono puri e innocenti, ma essendo consapevole di quanto sia perversa la mia mente, alle volte ho il terrore di sviluppare anche queste pulsioni in futuro.

    Ovviamente la mia emotività è piuttosto irrazionale e infantile. Ho una bassissima empatia, non riesco a creare legami affettivi con nessuno, non saprei neanche dire se amo o no la mia famiglia, semplicemente perché non lo so, non lo sento. Le persone sono quasi come oggetti, non hanno alcun valore, esistono per essere usate e poi buttate via.
    Le mie emozioni sono molto primitive e insorgono solo di fronte a stimoli immediati, ad esempio l’altro giorno mi sentii felicissimo osservando un fiorellino, sarei capace di scoppiare in un violento accesso d’ira per un’inezia (sono estremamente vendicativo), eppure di fronte alla morte rimango totalmente indifferente, anzi sono segretamente divertito.
    Non provo imbarazzo o colpa o rimorso; questo si traduce in atteggiamenti volutamente strani, atti a osservare le reazioni delle persone. Mi diverte inquietare le persone, fissandole a lungo o rispondendo in modo completamente illogico.

    Tutto il mio essere è un semplice sacco di carne che segue degli impulsi primitivi e irrazionali. La vita è un gioco e vivo per divertirmi.

    Veniamo ora al punto. Come ho già detto, io sono così, non ho problemi ad essere così e soprattutto non causo problemi agli altri, perché mi rendo perfettamente conto delle conseguenze legali in cui incorrerei se dovessi mai seguire questi impulsi. Questo mi frena e mi impedisce di fare realmente del male al prossimo. Non ho nessuna difficoltà a controllarmi.
    Ad oggi sono un membro attivo e funzionale della società, sto studiando per diventare medico, faccio volontariato e aiuto il prossimo ogni volta che ne ho occasione, anche se sto fingendo. Per riuscire ad andare avanti ho dovuto e ho voluto credere che un uomo non è rappresentato dai suoi pensieri, ma dalle sue azioni.

    La mia domanda è quindi la seguente: quanto è concreta la possibilità che io un giorno perda il controllo e cosa posso fare preventivamente per evitare che questo succeda?

    Rispondi
    Federico Baranzini - Psichiatra Psicoanalista Milano

    Buongiorno,

    della sua storia riprendo alcuni punti: l’origine precoce di certe idee ma anche (se ho ben capito) comportamenti crudeli, i pensieri ossessivi e aggressivi/rituali che da sempre la accompagnano (anche la sua introduzione denotauna certa ossessività), l’assenza di rimorsi o sensi di colpa, la mancanza di empatia e autentico interesse per gli altri e la sua famiglia, il senso di falsificazione e manipolazione delle relazioni. Tutti questi aspetti sono suggestivi che lei abbia sviluppato un disturbo di personalità (ossessivo? antisociale?). Il passaggio all’atto la porterebbe a diventare un criminale sociopatico, non satana. Ma non è questo il punto: il punto è che se lei ci scrive evidentemente non ha smesso di pensare e pensando deve aver realizzato (in qualche recesso della sua mente/anima non ancora del tutto deanimato) che tutto sommato non è poi tanto sicuro che questa verità/dimensione le stia a “pennello”, in altre parole che così si possa vivere bene.

    La conferma di questo? Non ha fatto nemmeno una menzione, nemmeno una riga, alla dimensione relazionale di coppia. Troppo doloroso parlarne?

    Per un qualche motivo sembra che lei si sia adagiato/nascosto in uno spazio privatissimo e unico dal quale “guardare” gli altri, prendendone una distanza per certi versi molto rassicurante per lei.

    Valuti la possibilità di parlarne con qualcuno, uno psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico magari.

    Cordiali saluti

    Federico Baranzini

    Rispondi
Rispondi a: Confessioni di una mente malata
Le tue informazioni:





<a href="" title="" rel="" target=""> <blockquote cite=""> <code> <pre class=""> <em> <strong> <del datetime="" cite=""> <ins datetime="" cite=""> <ul> <ol start=""> <li> <img src="" border="" alt="" height="" width="">

Rispondi