Abuso sessuale infantile

    Salve, vi scrivo perché da 4-5 mesi continuo ad avvertire uno stato d’ansia costante ed inizialmente credevo che fosse relativo alla scuola, però da un mese, tutto è cambiato.

    Io ho quasi 18 anni e dai 10 ai 13 sono stato vittima di abusi sessuali da parte di mio padre. La prima volta che è successo, ero in preda al panico e non sapevo come reagire e soprattutto SE REAGIRE. Sono rimasto fermo, facevo finta di dormire e speravo smettesse. Poi, però le cose sono cambiate. Io non so cosa sia successo, forse ero veramente troppo piccolo per capire ma, a volte, ero io stesso a volere quel rapporto. Non giudicatemi, io mi sento uno schifo se ci ripenso e se penso al fatto che avrei potuto fermare tutto la prima volta che successe.
    Da 4 anni vivo da mio nonno insieme a mia madre e mio fratello, mentre mio padre sta scontando la sua pena. Non ho mai voluto chiedere aiuto, sentivo di aver cancellato tutto il trauma (anche se, ora che ci ripenso, potevo svegliarmi e capire che questo tipo di cose lasciano il segno a chiunque). Sta di fatto che da un mese ho questa paura di poter diventare come “mio padre”, di poter diventare un pedofilo come lui, perché ho fatto varie ricerche ed ho scoperto che può capitare che l’abusato diventi abusante. Io sono distrutto. Passo le giornate a tormentarmi con questo pensiero, a pensare che non vorrei mai far del male a qualcuno e far provare a qualcuno le cose che ho provato io. Ho crisi di pianto in cui mi ripeto che non voglio vivere in questo modo la mia vita, che questo trauma mi sta causando un sacco di problemi (la mia adolescenza l’ho passata e la sto passando in casa, senza quasi mai uscire, ho pochissimi amici ed ho paura delle persone, ho paura che mi giudichino per qualsiasi motivo, quando esco di casa cambio strada non appena incontro miei coetanei per paura di venir preso in giro). Da quando ho queste fissazioni, quando mi capita di uscire di casa, ogni volta che passa un ragazzino il mio sguardo si sposta su di lui e cerco di capire se mi provoca qualche reazione. Io ho tanta paura: se dovessi diventare come lui, come minimo mi suiciderei prima che io possa fare del male a qualcuno.
    Ho provato a cercare qualche psicoterapeuta in giro, qualcuno che avesse già esperienza con persone come me, ma io non posso nemmeno permettermi sedute che costano troppo.
    Sono disperato. Non riesco nemmeno a studiare per gli esami di riparazione di Settembre.

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    Buonasera. Quello che suo padre le ha fatto è terribile, e dovrebbe essere lui a sentirsi uno schifo, non lei. Stia tranquillo, qui non la giudica nessuno. Non deve nemmeno sentirsi in colpa per le reazioni che ha avuto quando era un ragazzino. Dice che forse avrebbe potuto fermare tutto la prima volta, ma forse aveva paura di suo padre, delle sue reazioni e magari anche della reazione della mamma. È possibile che temesse che la rivelazione di quegli abusi avrebbe determinato una rottura tra i suoi genitori, e un bambino non può accettare facilmente di essere la causa di tanto dolore, in famiglia. Ora che è cresciuto, può valutare questa frattura in tutt’altro modo, e magari con un senso di liberazione, ma da piccolo l’avrebbe vissuto con un violento senso di colpa.
    Per quanto riguarda il fatto che a volte era lei stesso a volere del rapporto, non si deve sentire un essere abbietto. Probabilmente era vittima della sindrome di Stoccolma. Per difendersi dall’obbrobrio che stava subendo, ha cercato di farsi piacere qualcosa che in realtà le faceva ribrezzo. È una reazione molto più diffusa di quanto non si pensi.

    “Io sono distrutto. Passo le giornate a tormentarmi con questo pensiero, a pensare che non vorrei mai far del male a qualcuno e far provare a qualcuno le cose che ho provato io”

    I suoi scrupoli sono una prova di quanto è diverso da suo padre. È consapevole di quello che è successo in passato e non desidera che qualcun altro subisca quello che subito lei, e si rifiuta di diventare simile a suo padre. Stia tranquillo, se non vuole abusare di nessuno, deve semplicemente assecondare questo suo desiderio.
    Capisco, però, che sia turbato e magari dentro di lei ci sono due tendenze opposte che la fanno soffrire. Le consiglierei di rivolgersi a uno specialista per affrontare in studio la questione. Penso che abbia bisogno di essere rassicurato sulla sua indole e sui suoi propositi e magari durante le sedute potrebbe anche accettare e perdonare i metodi con cui è sopravvissuto all’abuso, quando era piccolo. Si può rivolgere a un consultorio, per iniziare. I prezzi sono accessibili – si paga solo il ticket – e parlare con un professionista potrebbe farle bene. Se poi, lo specialista che lo seguirà, sarà disposto a pattuire con lei un onorario che riterrà accettabile, potrà farsi seguire anche in privato.

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