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Buongiorno, effettivamente lei è stata molto accorta nel cogliere nei sintomi che manifesta dei segnali di disagio: un modo che il suo corpo ha per dirle: “Qualcosa non va, non funziona.”
L’ansia, il pianto, i sintomi fisici sono senz’altro una difesa, per non affrontare direttamente una situazione, che potrebbe portarla alla forzata presa di coscienza di un suo eventuale “fallimento”, sia pur minimo e parziale.
E’ come se la parte inconscia di lei ” dicesse” meglio non aver dato un esame, perché ho avuto mal di testa, sudorazione, pianto in pubblico ecc, che scoprire che magari non sono stata in grado di rispondere alle domande dei Professori.
Così, Serena, Lei si dà il “permesso” di rimanere in un eterno “limbo”, di non decidere e di dirsi:”se non fossi stata così male sarei riuscita. (Attenzione: non la sto assolutamente giudicando: si tratta di un meccanismo del tutto inconsapevole, di cui lei non ha assolutamente colpa, in più le costa già un prezzo salatissimo, un malessere che lei per prima non vorrebbe avere, se no non ci avrebbe scritto.)
Agendo così, però, non solo lei evita di affrontare un fallimento diretto, ma non può neppure godersi i numerosi successi, che sicuramente sarebbe in grado di ottenere.
Secondo me,  lei dovrebbe domandarsi se questi disturbi sono circoscritti a situazioni di prova in ambito universitario o compaiono in generale in tutti i contesti in cui le sia richiesta una prestazione: nel primo caso è probabile che effettivamente Lettere non sia la facoltà adatta a Lei, che la sua scelta sia stata compiuta più per compiacere qualcun altro, che perché lei si sentiva spinta verso quell’ambito.
Ammettere ciò direttamente, però, le costava troppa sofferenza, si è autoconvinta che Lettere faceva per Lei ed ora il suo inconscio ha “scelto” i sintomi per ribellarsi.
Se questo fosse il suo caso, un cambio di facoltà sarebbe da prendere seriamente in considerazione.
Non c’è benessere se si vive per compiacere gli altri, bisogna diventare artefici della propria vita, anche se questo costa la sofferenza di vedere deluso chi non si vorrebbe contristare.
Invece, se l’ipotesi più corretta fosse la seconda, se cioè il malessere comparisse in più ambiti in cui è richiesto di ottenere un risultato, cambiare facoltà o lavoro potrebbe essere, a mio parere, quasi deleterio, un’ulteriore fuga che non la porta a nulla, i problemi potrebbero ripresentarsi di nuovo, anche facendo un’altra scelta e il tempo trascorrerebbe senza che lei si metta mai seriamente in gioco.
In entrambi i casi bisognerebbe lavorare, magari con un terapeuta, sul perchè il giudizio degli altri sia per lei così importante e su come affrancarsi pian piano da questa eccessiva dipendenza.
Concretamente le consiglierei di sfruttare la sessione estiva per cercare di preparare almeno un esame: si dia degli obiettivi minimi, ma se li dia: costi quel che costi io oggi devo memorizzare anche un solo concetto, ma devo farlo, anche se prima di mettermi a studiare un quarto d’ora ho pianto tre ore e avuto mal di testa per due.
Prima di mettersi sui libri visualizzi mentalmente se stessa soddisfatta per il piacere di imparare. Dica a se stessa: “sono Serena, una ragazza in gambissima, perché dovrei fallire? E se anche fosse? sarebbe solo un piccolo e comunissimo inciampo, con nessuna incidenza sul mio valore come persona.”
E’ riuscita a studiare solo metà programma? Vada comunque all’esame, avrà vinto con se stessa, perchè avrà saputo correre il rischio di eventuali fallimenti: questo le servirà molto nella vita, indipendentemente dalla strada che poi deciderà di prendere.
Una volta finita la sessione estiva sfrutti l’estate: in un bosco di montagna o sdraiati al sole, in tempo di vacanze, senza i doveri che incombono, ci si rilassa sì, ma molto spesso si riflette anche…. Sfrutti il “dolce far niente” (quando si è meno presi dal “fare” si dà più spazio al pensare….) per chiedersi :”Che cosa voglio IO dalla mia vita?” IO, non mia madre, mio padre, mia sorella, mia cugina. Chieda pareri il meno possibile, ho l’impressione che lei sia abbastanza incline a compiacere chi ama, ma questa è una partita che Serena deve giocare solo con Serena, i consigli altrui potrebbero fuorviarla.
Ritengo tuttavia MOLTO IMPORTANTE che questo periodo di riflessione avvenga SOLO DOPO aver almeno provato ad affrontare la sessione estiva, se così non fosse ogni sua scelta potrebbe essere frutto della paura di un insuccesso e non di una reale propensione: prima deve dimostrare a se stessa di saper affrontare la fatica ed anche un’eventuale scacco, poi si decide.
Se non le riesce di decidere da sola, si rivolga pure ad un centro di orientamento universitario della sua città, lì ci sono psicologi esperti che le faranno dei colloqui e/O dei test adatti a far emergere le qualità e gli interessi di una persona, magari anche quelli più nascosti, che lei neanche sa di avere.
Per quanto riguarda invece la paura di confessare la decisione presa ai suoi genitori, si alleni prima, immaginando se stessa, sicura, sorridente e determinata, mentre spiega le sue ragioni, si faccia aiutare da due amici, insceni il colloquio con i genitori, gli amici interpretino il ruolo di mamma e papà, si immagini le loro possibili critiche, le metta in scena e prepari risposte sicure.
Ricordi sempre che poi sarà lei e non loro a dover affrontare una facoltà e peggio ancora un lavoro che non le piace e che dura gran parte della vita.
Tutti amano i propri cari, ma costa di più sopportare la loro eventuale disapprovazione (che, nella maggioranza dei casi, poi, è solo un brutto film che ci si porta in testa) o rinunciare al benessere personale ? Solo lei può darsi la risposta, magari con l’aiuto di un terapeuta!
In bocca al lupo! Buona serata, buona “sfida con se stessa”, buona estate e buona scelta! Ci riscriva pure, se ne sente la necessità.
Cordiali saluti
Dott.ssa Francesca Chiara Pellini

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