Federico Baranzini - Psichiatra Psicoanalista Milano

Salve,

la ringrazio per aver condiviso i suoi disagi e noto con piacere  la sua voglia di risolverli. Tale disagio sembra essere in grado di invalidare la sua vita e le sue relazioni interpersonali.

Sarebbe opportuno comprendere se il suo imbarazzo, la sua vergogna, ad esempio nel guardare negli occhi i suoi coetanei, nel salutarli o nel soffermarsi con essi, sia il risultato di un’ansia di base che trova le sue radici nella paura di essere giudicato, di essere valutato o al contrario nell’ansia di essere notato e considerato. Qualcosa mi fa pensare che sia proprio quest’ultimo l’aspetto prevalente: ha sottolineato in più passaggi del testo che tanto gli altri se ne accorgono… Forse è proprio qui il punto: si vergogna forse del suo stesso desiderio/aspettativa di essere visto e riconosciuto?  Cosa è accaduto  o cosa accadrebbe se lei si esponesse al contatto, anche visivo, con gli altri? Quali conseguenze potrebbe avere? Teme forse che salutando o incrociando lo sguardo possa farsi testimone agli altri di qualcosa di sè stesso che per qualche motivo inconscio non ritiene meriti attenzione ?

E’ importante non solo valutare il dato di fatto ovvero la sua difficoltà relazionale, ma capire anche quali possano essere i pensieri che si innescano e le paure (e le fantasie?) conseguenti al contatto con i coetanei. Questo potrebbe anche aiutare a capire se è corretto parlare di timidezza come tratto temperamentale o parlare di ansia.

Le consiglierei di  chiedere un aiuto ad uno psicoterapeuta, forse meglio se ad indirizzo psicoanalitico, con il quale comprendere la natura del suo imbarazzo e della sua vergogna e trovare le giuste strategie per fronteggiarli.

Cordiali saluti

Federico Baranzini