Federico Baranzini - Psichiatra Psicoanalista Milano

Buongiorno Antonella

le rispondo come Psichiatra e come psicoterapeuta.

Dal punto deontologico trovo non corretto (e inutile) minacciare un TSO nè utilizzare il TSO come arma di ricatto.
Un TSO nasce da condizioni sanitarie non prevedibili (solitamente) che richiedono l’esercizio di un temporaneo e coercitivo intervento medico finalizzato al ripristino di un minimo di collaborazione da parte del paziente e al superamento delle condizioni psicopatologiche di acuzie che lo hanno generato.

Ma non posso anche farmi alcune domande sul suo atteggiamento che traspare del racconto e sulle vicende personali che racconta. Cosa l’ha spinta a “fuggire” di casa nonostante la sua grave patologia motoria? Come ha fatto a “fuggire” ? Immagino con l’aiuto di qualcuno, no?

Voglio dire, mi pare che vi sia nelle vicende che ha riferito una questione “sua” di fondo che rischia di non essere colta (forse anche da lei), circa la difficoltà e l’ambivalenza del dipendere dagli altri. Specialmente per chi come lei è portatrice di una così evidente e grave “diversabilità”. Necessità irrinunciabile o limitazione castrante?

Qui non c’entra essere o meno sensibili, o psicologi, ma il rapporto che lei come persona e paziente intrattiene con la sua diversità che l’ha (purtroppo) resa così esposta alla questione umana della inter-dipendenza.

Cordiali saluti

Federico Baranzini