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Buonasera. Quello che suo padre le ha fatto è terribile, e dovrebbe essere lui a sentirsi uno schifo, non lei. Stia tranquillo, qui non la giudica nessuno. Non deve nemmeno sentirsi in colpa per le reazioni che ha avuto quando era un ragazzino. Dice che forse avrebbe potuto fermare tutto la prima volta, ma forse aveva paura di suo padre, delle sue reazioni e magari anche della reazione della mamma. È possibile che temesse che la rivelazione di quegli abusi avrebbe determinato una rottura tra i suoi genitori, e un bambino non può accettare facilmente di essere la causa di tanto dolore, in famiglia. Ora che è cresciuto, può valutare questa frattura in tutt’altro modo, e magari con un senso di liberazione, ma da piccolo l’avrebbe vissuto con un violento senso di colpa.
Per quanto riguarda il fatto che a volte era lei stesso a volere del rapporto, non si deve sentire un essere abbietto. Probabilmente era vittima della sindrome di Stoccolma. Per difendersi dall’obbrobrio che stava subendo, ha cercato di farsi piacere qualcosa che in realtà le faceva ribrezzo. È una reazione molto più diffusa di quanto non si pensi.

“Io sono distrutto. Passo le giornate a tormentarmi con questo pensiero, a pensare che non vorrei mai far del male a qualcuno e far provare a qualcuno le cose che ho provato io”

I suoi scrupoli sono una prova di quanto è diverso da suo padre. È consapevole di quello che è successo in passato e non desidera che qualcun altro subisca quello che subito lei, e si rifiuta di diventare simile a suo padre. Stia tranquillo, se non vuole abusare di nessuno, deve semplicemente assecondare questo suo desiderio.
Capisco, però, che sia turbato e magari dentro di lei ci sono due tendenze opposte che la fanno soffrire. Le consiglierei di rivolgersi a uno specialista per affrontare in studio la questione. Penso che abbia bisogno di essere rassicurato sulla sua indole e sui suoi propositi e magari durante le sedute potrebbe anche accettare e perdonare i metodi con cui è sopravvissuto all’abuso, quando era piccolo. Si può rivolgere a un consultorio, per iniziare. I prezzi sono accessibili – si paga solo il ticket – e parlare con un professionista potrebbe farle bene. Se poi, lo specialista che lo seguirà, sarà disposto a pattuire con lei un onorario che riterrà accettabile, potrà farsi seguire anche in privato.