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Buongiorno Miriam: per prima cosa mi permetta di dirle che, anche se la ringrazio di averci scritto e capisco le sue preoccupazioni, se non è la mamma a rendersi conto del problema e a capire di aver bisogno di aiuto, per lei si potrà fare ben poco.
Piuttosto, Miriam, si convinca di avere diritto alla sua indipendenza ed a costruirsi un futuro sereno, in questo non può lasciarsi condizionare dai comportamenti di sua madre e dai conseguenti sensi di colpa suoi….
Lei si autoaccusa di essere egoista, ma, a me, non sembra affatto tale, mi permetto, al contrario, di dirle che, anzi, forse, dovrebbe approcciarsi al problema con più “distacco”, ricordando bene che si tratta della vita di sua mamma, non della sua, e, dalla sua lettera, non so nemmeno se la mamma viva la situazione come un problema o invece no:”tanto poi ci pensano gli altri” e le conseguenze di questa difficoltà ricadano tutte su di Lei, Miriam.
Detto questo potrei suggerirle una chiave di lettura psicologica dei comportamenti della mamma: ci sarebbe da chiedersi se questo suo modo di agire si estenda anche alle amicizie ed ai rapporti affettivi: al primo aspetto che la infastidisce, in un rapporto di amicizia, lo tronca ? sua mamma è al primo matrimonio o convivenza ?
Vede, la maturità di una persona non è solo un fatto anagrafico: avere quasi 50 anni non vuol dire nulla, di per sé, come anche avere una figlia.
In Psicologia la chiamiamo “tolleranza alla frustrazione”: la persona diventa forte, cresce e matura, man mano che impara ad accettare e superare le difficoltà della vita, man mano che si allena a fare i conti con il fatto che le persone e le situazioni non sono sempre come si vorrebbe.
Se la persona in questione, però, ha sempre vissuto “da reginetta” ed altri hanno sempre appianato le difficoltà sulla sua strada al suo posto e le hanno sempre concesso tutto ciò che chiedeva e subito, il processo di crescita che ho descritto sopra non potrà mai innescarsi, nemmeno a novant’anni.
E’ ipotizzabile che la questione riguardi solo il lavoro, perchè, magari, in precedenza, sua madre è stata ricca e non aveva bisogno di occupazione, ora invece, per qualche motivo, il quadro non è più quello, ma lei non riesce ad accettarlo.
Interessante sarebbe la risposta ad ulteriori domande: cosa faceva, nell’infanzia, se un giocattolo non la gratificava più ? ne chiedeva subito un altro e lo otteneva ? e da ragazzina ? se non era la migliore in un’attività extrascolastica, per caso, la sospendeva immediatamente, per passare a dedicarsi ad altro ? e a scuola ? come reagiva al primo 4 o al primo rimprovero dell’insegnante ? Per caso smetteva completamente di impegnarsi e dava la colpa di tutto solo agli altri ? i nonni com’erano ? la giustificavano in tutto, la iperproteggevano e le facevano forse credere di essere eccezionale in tutto, ma perenne vittima di un mondo ostile ? erano sempre pronti a risolvere al suo posto ogni minimo intoppo ? Ha o ha avuto forse qualche piccolo problema di salute, che ha contribuito a renderla, agli occhi dei suoi cari (anche ai suoi, Miriam) piccola, fragile e meritevole di essere sempre accontentata in tutto ?
Queste, però, sono domande a cui Lei, Miriam, può tentare di rispondere, solo per avere un quadro più completo, per capire cosa potrebbe portare sua mamma ad essere così oggi.
Il soggetto in questione può diventare più “resistente alle difficoltà, grazie ad una psicoterapia, ma deve volerlo lui, difficilmente invece queste persone lo vogliono davvero, perchè sono state abituate ad attribuire ad altro (sfortuna, destino) o al prossimo la responsabilità di ciò che, nella loro esistenza, non funziona.
Arrivare a dire:”ho un problema io:” vorrei cambiare” è il presupposto essenziale per il successo di un lavoro psicologico, ma, per chi ha le caratteristiche che ho descritto prima e che sembrerebbe avere anche la mamma, spesso si tratta già di un gradino molto difficile da scalare.
L’unica cosa veramente utile che Lei potrebbe fare per se stessa, Miriam, è intraprendere un percorso terapeutico, per imparare a dire “no” alla mamma, liberandosi dai conseguenti sensi di colpa, per diventare così forte da non lasciarsi condizionare dalla situazione e guardare solo al suo futuro, per trovare il coraggio dentro di parlarle con forza e dirle che non potrà contare sempre sul suo aiuto e dovrà assumersi da sola le conseguenze della sua superficialità.
Le proponga, magari, anche l’aiuto di un terapeuta, ma senza insistere, sia chiara, però, nel dirle che non intende più subìre le conseguenze del suo continuo lasciare il lavoro, si convinca prima dentro che questo non è giusto, con l’aiuto dello Psicologo.
Alle parole, poi dovrebbero seguire i fatti….. Prenda la Sua strada !
Vedrà che forse anche sua mamma, messa alle strette, riuscirà a trovare soluzioni creative e sorprendenti.
So di essere stata dura, mi scusi, ma vorrei scongiurare il rischio che si rovinino due vite, visto che non possiamo determinare le scelte altrui.
Spero che non si sia offesa, ci riscriva, se ha bisogno
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Francesca Pellini