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Buongiorno S.K., esordisco dicendo che, nel suo caso, dovrebbero esserci ampie possibilità di miglioramento, infatti noto una buona capacità di guardarsi dentro e un’abilità nell’inquadrare il problema, tutti fattori che depongono a suo favore.
Se in passato l’autostima è stata alta, essa può certamente essere recuperata, magari con l’aiuto di un bravo terapeuta.
Quello che mi ha colpito, però, e che, a mio avviso, denota un problema, è che lei accenna al fatto che l’autostima era alta, perchè i voti erano ottimi, qui ci sarebbe da porsi delle domande, magari in Psicoterapia: da bambino e da ragazzo ho avuto l’impressione di essere amato dai miei cari per quello che ero o per i risultati che conseguivo ? come venivano accettate in casa mie eventuali piccole “sconfitte”, malefatte o eventuali errori, venivo o mi sentivo sgridato esageratamente ? venivo sempre paragonato ad altri, ritenuti migliori di me ?
Bisognerebbe essere convinti che il proprio valore prescinde da ciò che si combina nella vita, ma chi non è stato amato “gratuitamente” dovrà guarire dalla pressione che le aspettative degli altri hanno esercitato su di lui e dal dolore di non aver potuto essere ciò che davvero avrebbe voluto per timore di essere abbandonato.
Se tali ferite non verranno “guarite”, in terapia, l’autostima sarà solo apparente e non radicata, portando l’interessato a vivere sotto costante ansia da prestazione.
Tale tensione innesca scenari di fallimento nella mente, che ostacolano la resa nello studio.
Risulta importante quindi, anche in attesa di andare in terapia, immaginarsi, proprio visualizzandosi, “vincente” durante una prova d’esame, contrastando pensieri quali:” non ce la farò mai”, ho troppo da studiare, il Prof è una carogna….”
Un secondo fronte su cui lavorare, come mi pare lei abbia già intuito, è quello della motivazione allo studio: si chieda seriamente se, in generale la facoltà corrisponde davvero a quello che lei vorrebbe fare nella vita, se lo chieda anche con l’aiuto del terapeuta, perchè, se lo scarso interesse è solo per alcuni esami, ma non per la professione futura, allora lo scoglio si supera, ma se per caso dovesse scoprire di aver scelto quella facoltà per motivazioni secondarie: si guadagna bene, lo volevano i genitori o, magari, inconsciamente: “scelgo questa facoltà, perchè è difficile, così dimostro a me stesso ed agli altri che sono bravo, allora il discorso cambia: secondo me converrebbe guardare altrove, a corsi più rispondenti ai suoi reali interessi o al mondo del lavoro, senza lasciarsi influenzare dal fatto che si è già arrivati al terzo anno o dalla paura di deludere le aspettative di chi la circonda.
Un terzo fronte su cui uno Psicologo potrebbe aiutarla è la messa a punto di un preciso metodo di studio, primo rimedio contro l’ansia.
Occorrono obiettivi semplici, ma costanti, definiti e facilmente realizzabili, anche le strategie che si intendono utilizzare per raggiungere gli scopi che ci si è prefissi vanno definite, delineando le singole tappe con precisione e monitorando l’andamento di ogni tappa.
Anche in questo gli psicologi possono aiutare, perchè si occupano anche di metodi efficaci di apprendimento e memorizzazione.
In bocca al lupo per tutto, è stato lungimirante a cercare il nostro aiuto, non esiti a riscriverci, se lo ritenesse necessario.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Francesca Chiara Pellini