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Caro Lightwarrior,
da quello che lei riporta il “sintomo” compare in situazioni che potrebbero esporla a un giudizio e in cui probabilmente lei sente di non avere un controllo. Questi contesti le farebbero sperimentare una disregolazione emotiva, caratterizzata da iperattivazione, che si costituirebbe poi essa stessa come fattore che alimenta in se stesso la condizione ansiogena.
Condivido la sua idea di orientare le sue energie verso un percorso personale. Consideri che scopo di ogni psicoterapia è il miglioramento funzionale delle capacità di un individuo e della sua qualità della vita. Questo è il risultato da attendersi e pertanto prenderei con cautela le garanzie, che comparirebbero su internet, che promettono risultati immediati.

Io le consiglierei di rivolgersi a uno psicologo clinico che provvederà, attraverso colloqui e attraverso la somministrazione di test di personalità, a indicarle quale percorso sia il più adatto a lei. Può rivolgersi a un privato o verificare se nella sua zona vi sia un Servizio di Psicologia Clinica. La mia personale opinione è che nel rapporto di terapia sia fondamentale che il richiedente si senta accolto dal terapeuta a prescindere dal modello teorico. Il training autogeno, cui fa riferimento, le risulterebbe certamente utile perché tende ad abbassare i livelli di attivazione. Lei ha comunque individuato le circostanze nelle quali si manifesta l’iperidrosi. Mi rendo conto della condizione di disagio a cui la espone. Sarebbe importante, però, che ridimensioni il sintomo rispetto al significato che può riportare e iniziare a “svestirlo” della sua carica invalidante. Non riveda i suoi progetti di vita per questo ma li rivaluti qualora verificasse che non rispondono a i suoi progetti più autentici. Non ho consigli che possano essere istantaneamente utili rispetto all’utilizzo di un preparato efficace: in questo senso credo possa aiutarla un farmacista.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni.
Saluti
Stefania Vinci