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Gentile Paolo
Dalla sua breve lettera emerge una condizione complessa riferita a un quadro in cui una separazione e il tentativo di costruire un nuovo assetto familiare si intrecciano con il dover far fronte alla malattia di sua madre e a ciò che questo comporta.
In un contesto come quello da lei descritto è possibile che le sofferenze pregresse e quelle attuali pongano il rischio di perdere di vista i ruoli di genitori e di caregiver. In questo momento le figure adulte di riferimento sono la sua e quella della sua compagna. I figli (che sono in fasi differenti della crescita), da quanto scrive, stanno esprimendo a proprio modo un disagio. Comprendo, dato il suo vissuto, i suoi timori e che questi la portino a vedere l’unica soluzione in una sorta di scelta tra la sua compagna, quindi anche l’assistenza di cui necessita sua madre, e suo figlio. Io la inviterei a non considerare il problema di presunta “incompatibilità” tra i loro figli come un fatto granitico su cui nulla può agire.
Dalla sua lettera non si comprende bene in che modo la figlia della sua compagna risulti “difficile da tenere in riga”. Il punto da considerare, però, è che l’arduo compito di noi adulti nella relazione con i bambini non sia tanto quello di “tenerli in riga”, quanto di esercitare quell’adeguato contenimento che consenta loro di esprimere, secondo i codici comunicativi di cui dispongono, i loro bisogni e le loro emozioni.
E’ possibile considerare l’ipotesi che anche per la figlia della sua compagna vi sia stato un cambiamento difficile da comprendere e da accettare e che questa “non comprensione” non abbia favorito le condizioni per cui iniziare un rapporto non conflittuale con suo figlio e con il nuovo contesto familiare.
Da quello che riporta, suo figlio ha riconosciuto nella sua compagna un adulto cui poter fare riferimento, al punto da chiederle di occuparsi della sua nonna: questo è un elemento positivo e utile.
Dunque Paolo, prima di prendere una qualunque decisione definitiva, la inviterei a un dialogo sincero innanzitutto con suo figlio che lei ha sentito distaccato. Condivida con lui (senza che la condivisione sia uno “scarico”) il suo timore di perderlo e il suo amore per lui. Considerate anche la possibilità che per la figlia della sua compagna non sia funzionale una “tenuta in riga” ma una comprensione del significato della sua incontenibilità.
D’altra parte cercate, lei e la sua compagna, di individuare bene quali sono i bisogni primari di ciascuno di voi e di considerare le possibili soluzioni perché siano quanto meno accolti.
Rispetto alle cure per sua madre le suggerirei, se già non lo ha fatto, di attivare tutte le misure necessarie affinchè usufruisca di tutte gli interventi di cura di cui ha diritto, presenti sul territorio. Verifichi quali siano Verifichi quali siano inoltre le associazioni nella sua zona di riferimento, per il sostegno psicologico rivolto ai familiari dei malati: è importante che lei senta di non essere solo in questo percorso.
Esprimendole tutta la mia solidarietà le invio i miei più cordiali saluti. Resto a disposizione qualora volesse contattarmi.
Stefania Vinci