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Gentile Anna,
iniziamo da quando ha scoperto di essere celiaca a 19 anni, periodo di per sè intriso di significativi cambiamenti a cui se ne è aggiunto un ulteriore con la conseguenza della dieta alimentare.
Il cibo oltre che fonte di sostentamento, nutrimento assume anche un significato psicologico, il mangiare ben diventa un’esperienza psicologica che corrisponde all’appagamento di un bisogno, desiderio. Il cibo è legato a fattori simbolici, sociali e culturali, una delle ragioni per cui un cambiamento nelle abitudini alimentari potrebbe portare a disagi della sfera psicologica.
Quando il cibo diventa l’unica espressione della propria sofferenza, le abbuffate potrebbero diventare una delle risposte al proprio vissuto affettivo ed emotivo.
Per rispondere alla sua domanda sull’esistenza di una “fine in fondo a questo tunnel” mi sento di dirle che un percorso psicologico potrebbe aiutarla a far luce e leva sulle sue risorse e capacità di affrontare un cambiamento in modo costruttivo. Il primo passo è quello di avere coscienza di quanto il sintomo sia invasivo nella sua vita, ponendo sempre maggiore attenzione ai suoi desideri e bisogni fino a porsi come obiettivo una nuova consapevolezza del suo rapporto con il cibo e con un processo di cambiamento che potrebbe diventare un buon alleato nell’appagamento dei suoi bisogni e non un nemico da cui sfuggire.

Cordiali saluti,
Dott.sa Silvia Bassi