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Cara Giulia, la situazione, così come la descrive, presenta carattere ambivalenti, per cui diventa difficile suggerire una possibile diagnosi per la situazione di suo fratello. In alcuni passaggi della sua lettera sembrava quasi emergere un nucleo autistico, mentre in altri tende a prevalere un quadro di timidezza caratteriale. È sicuramente necessario un consulto psichiatrico o neuropsichiatrico per stabilire quanto ci sia di caratteriale, nella sua chiusura, e quanto, invece, possa essere indotto da problematiche di altra natura. Anche in base a una diagnosi, sicura o orientativa, potrete stabilire con lo psichiatra se assecondare il desiderio di suo fratello di lasciare la scuola, oppure no. Se la chiusura è dovuta essenzialmente a una scarsa autostima, un ritiro dalla scuola non lo agevolerebbe; suo fratello si convincerebbe che per risolvere un problema bisogna fuggire. Se invece ci fosse qualche cosa di più, sarebbe opportuno valutare una linea comportamentale adeguata per evitare di provocargli eventuali scompensi. In ogni caso, un percorso terapeutico con un buon professionista gli sarà utile per rinforzare il carattere e prendere coscienza delle sue risorse, indispensabili per sopravvivere alla cattiveria del mondo esterno. Nel caso in cui venissero esclusi segni psichiatrici di base, le suggerisco di far seguire a suo fratello una psicoterapia – questa volta anche con uno psicologo, se ne conosce uno di sua fiducia – mirata a rafforzarne l’autostima.
Non conosco centri in Sardegna, ma invito qualche mio collega a fornirle le indicazioni che cerca, se qualcuno ne è a conoscenza.
Ci faccia sapere come prosegue!
Buona giornata
Dr.ssa Federica Leva