Avatar photo

Cara Anonima, qual è la sua domanda? Non la esplicita e la posso solo intuire. Vuole sapere se restare con il suo compagno – o marito, non si capisce bene – o se proseguire una storia che non le da alcuna gioia o conforto? Mi sembra che lei sia giunta da sola a una conclusione e dopo quello che ci ha raccontato sarebbe difficile non sostenerla. Suo marito – quando vi siste sposati? – l’ha spesso trattata con freddezza e sufficienza. Lei ha sperato – perché? – che cambiasse durante la gravidanza, e anche questa sua aspettativa è stata delusa. Forse sperava di scoprire in lui un buon padre, ma mi pare di capire che non ha nemmeno la consolazione di vedere sua figlia amata e coccolata dal papà. Lei stessa lo rimprovera di non essere collaborativo, in casa. Se i suoi genitori la aiutano con la piccola – che ha 3 o 5 mesi? – lui si innervosisce. Non è certo un quadro idilliaco in cui vivere e crescere una figlia.
Lei e il suo compagno vi siete mai fermati a parlare con calma della vostra situazione, delle difficoltà a gestire la bambina e della necessità di dividervi i compiti, in casa? È possibile che lui abbia accettato di concepire un figlio nella speranza di farle un “dono” – lei ha mai insistito per diventare madre? – o nella sincera convinzione di volerne uno, ma ignorando l’impegno e la difficoltà che comporta avere un bambino molto piccolo? È possibile che non ci sia stata abbastanza comunicazione, fra voi, e che questo abbia fatto degenerare un rapporto già complicato?
Mi ha inoltre colpito l’immagine di lui che si presenta dai suoceri dicendo che avrebbe riportato indietro la moglie… un quadro simil medioevale. Lei come si è sentita, nel sentirsi trattata come un televisore rotto? Più volte, leggendo la sua sua lettera, mi sono chiesta che cosa la tenga legata a un uomo che descrive come insensibile, che l’ha costretta a scendere a patti con se stessa e che non la vuole, per sua stessa ammissione.
Che cosa prova per lui? Lo ama ancora? Sarebbe disposta a riprovarci o preferirebbe che le vostre strade si separassero, per il benessere di entrambi e della piccola?
Nessuno può decidere per lei. Se le sta bene proseguire la vita che ha fatto fino a ora, non deve fare nulla e lasciare che tutto prosegua come sempre. Se invece non accetta più di avere un compagno assente, ha due alternative:
1) fargli un discorso deciso, senza pianti, spiegandogli che cosa vuole e che cosa non sarà più disposta a tollerare. Se ci saranno compromessi, dovranno essere pattuiti e rispettati da entrambe le parti e in modo equo.
oppure
2) non dire nulla e procedere lei stessa con la separazione.
Non ho poi ben capito questa frase: “Alla fine, dopo aver passato tutte le feste in questa miserabile situazione”. Pasqua è oggi, e la sua lettera è datata 4 aprile… Che cosa intendeva dire, esattamente?
In bocca al lupo!

E Buona Pasqua

Dr.ssa Federica Leva