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Buonasera.
Perché sostiene che un terapeuta cercherebbe di convincerla a convivere con le sue pulsioni? Non posso parlare a nome di tutti i miei colleghi, ma personalmente non mi proporrei mai di concludere un ciclo di sedute spingendola a sentirsi felice di essere uno schiavo. Mi sembra abbastanza evidente che, se da un lato è attratto dalla prospettiva di essere sottomesso, dall’altra si ribella al pensiero di perdere la libertà e di riuscire a raggiungere il climax solo in condizioni umilianti. Le ragazze che la guardano ammirate, la infastidiscono perché vede in loro una minaccia. Se cedo, se le assecondo, sono perduto. Diventerò il loro schiavo e non voglio. È probabile che, nei loro confronti, provi perfino disprezzo – è così?
Il fatto che sia disturbato dalle sue stesse pulsioni è un segno che questa strada non lo renderà felice. Anche se una parte di lei crede che, accettando coscientemente lo schiavismo, si libererà dal terrore di essere sottomesso contro il suo volere, un’altra parte sa di poter aspirare ad altro e di potersi prefiggere obiettivi ben più gratificanti, sia nella vita che nella sfera sessuale.
Un terapeuta dovrebbe aiutarla a comprendere l’origine del suo masochismo – che lei ritiene essere primario – e, se lo desidera, a svincolarsi dal rischio di diventare uno schiavo. Provi a consultare un terapeuta, o anche più di uno. Ne cerchi qualcuno che le ispiri fiducia e lavori su se stesso.
Ci tenga aggiornati, se lo desidera.
Buona serata
Dr.ssa Federica Leva