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Cara Alice,
leggendo la sua lettera, sono rimasta colpita da una sua affermazione in particolare.

“Lui non è una persona cattiva perché dimostra davvero di amarmi, dandomi tutto quello che voglio, mi accontenta in tutto (se per esempio vedo qualcosa che mi piace me la regala immediatamente) mi ricopre di attenzioni ed è molto affettuoso e protettivo.”

Da qui, si sono scatenate in me alcune riflessioni, che le riporto brevemente di seguito:

1) È così che misura l’amore? Nel ricevere bene materiali, che, di fatto, suppliscono le vere attenzioni, e soprattutto il rispetto che un uomo dovrebbe provare e manifestare alla sua donna? È più facile soddisfare un desiderio materiale che trattare amorevolmente chi ci sta accanto.
Non lo dico per criticarla ma solo per porle una seconda domanda:
2) Ha già avuto esperienza di un simile surrogato d’amore, in passato? Magari nella sua famiglia, fra i suoi genitori, una coppia di nonni o di zii che frequentava assiduamente? Oppure, ha avuto un’infanzia con mezzi limitati, e stima la generosità un pregio indispensabile, in un uomo?
3) Terza domanda: sembra che, nonostante tutto, lei abbia bisogno di un compagno-padrone, molto determinato, incline al dominio, anche con l’ausilio della forza fisica. Forse ha come modello un padre o un altro parente altrettanto autoritario, e nel suo inconscio ha associato questa figura alla protezione e alla disciplina familiare?
4) Provi a immaginarsi da sola, senza il suo ragazzo. Si sentirebbe rinascere? Avrebbe qualche dubbio o rimpianto?
Le pongo queste domande nella speranza che possano aiutarla a fare chiarezza in se stessa e magari anche a trovare la forza di rompere o modificare un rapporto che sta vivendo come una costante umiliazione, sia come donna sia come compagna. Se non è felice con il suo ragazzo, ha diritto di riprendersi la sua vita, di terminare gli studi e, se non trovasse un compromesso, di cercare la felicità altrove. Ha forse timore delle reazioni del suo ragazzo? Teme che lui possa diventare violento, se dovesse lasciarlo? In tal caso, ne parli con la sua famiglia e cerchi una soluzione – civile – al problema. Non rimanga con lui per paura o perché “ormai ci sono, e tornare indietro non è facile”. A 24 anni è ancora giovanissima e la sua vita non ha ancora raggiunto nessun punto di non ritorno. E non accetti MAI di farsi di male per esprimere la rabbia che, è evidente e comprensibile, non vuole rivolgere contro di lui. Non diventi violenta, né contro se stessa né contro il suo ragazzo – le conseguenze sarebbero a suo sfavore. Si rivolga invece a un professionista che la possa aiutare a esplorare i motivi della sua esitazione a lasciarlo e a chiarire i suoi dubbi.
Buona serata!