Avatar photo

Cara DoraMaria,
per troppi anni ha seguito la strada del dovere, anziché comprendere e realizzare i suoi sogni. Non stupisce che, alla fine di un percorso obbligato, lei si renda conto di non avere molti obiettivi da perseguire. Finché studiava, aveva tutto pianificato, doveva sostenere gli esami e raggiungere la laurea. Magari aveva dubbi, ma conosceva la direzione da seguire, e si adattava. Adesso, ha di fronte il mondo del lavoro e sente di non essere del tutto soddisfatta della strada che ha battuto per tanti anni. Ora, questa insoddisfazione sembra essere diventata una vera e propria ostilità, forse esacerbata dai suoi dubbi e dal terrore di sbagliare strada ancora una volta. Mi chiedo se, nella sua attuale condizione, non stia odiando la sua professione con troppa veemenza. Considerare “un fallimento” la carriera universitaria che ha concluso con la lode è un po’ eccessivo. Forse la materia che ha scelto non è quella che avrebbe seguito, se fosse stata libera di seguire il suo cuore, ma almeno un po’ deve piacerle, altrimenti avrebbe lasciato l’università con un voto decisamente più basso. Cosa le ha fatto propendere per questa facoltà? Cosa le è piaciuto seguire, durante gli anni di studio? Prosegua approfondendo gli argomenti che l’hanno appagata, in questi anni. Non pensi a quello a cui ha dovuto rinunciare, ma ai vantaggi che potrebbe riscattare, dopo tanti anni di studio. Le passioni che si porta dentro non moriranno, né dovranno essere necessariamente sacrificate in nome della biologia. Si sente felice quando può disegnare? Lo faccia. Dovrà sottrarre tempo a qualcos’altro? Non importa, non si vive di solo dovere, e ha il diritto di rilassarsi ed esprimersi con la sua arte, se lo desidera. Inoltre, mantenendo le sue passioni su un piano non professionale, potrebbe scoprire di aver trovato il gusto equilibro fra desiderio e realizzazione personale. Non è detto che un hobby, quando diventa lavoro, sia gratificante quanto lo era prima.
Buona giornata!