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Cara Alessia,
la sua ultima frase dovrebbe diventare un suo caposaldo: nessuno deve umiliarla, mai!, tanto meno davanti alla sua bambina. Non so chi le dica che è suo dovere subire le pretese dei suoceri, ma non me la sento di appoggiarli. Nessuno dovrebbe mai arrogarsi  il diritto di offendere, umiliare o sottomettere un’altra persona. Paul Valéry sosteneva che “Guardando bene, ci si rende conto che nel disprezzo v’è un poco di segreta invidia.” (Cattivi pensieri, 1942). Da quello che leggo, può darsi che nel suo caso sia proprio così.
Non azzarderò un’analisi psicologica della famiglia del suo compagno, ma è chiaro che è formata da tre persone, e tre soltanto, ed è chiusa all’accoglienza di un nuovo membro. Da quello che scrive, viene offesa e respinta qualunque cosa faccia. E, cosa ancor più grave, il suo compagno non solo non la difende, ma minimizza il suo malessere. Questo è amore, secondo lei? È rispetto? Di solito non mi piace parlare in termini assoluti, ma un compagno dovrebbe o mediare la situazione, facendo un discorso chiaro e determinato a entrambi i genitori, o prendere una posizione in sua difesa. In caso contrario, è soltanto un figlio maggiorenne ancora aggrappato alle sottogonne della mamma.
Si ponga una domanda e si risponda con onestà: ha bisogno di un uomo così? Se la risposta fosse sì, rimanga con lui, ma nella piena consapevolezza che questo significa sopportare anche la sua famiglia, nel bene e nel male. Se la risposta fosse no… ha già varcato la soglia di casa. Non ha bisogno di dimostrare a nessuno di essere capace di lavare i piatti o di essere una brava professionista. Se proprio, lo dimostri a sua figlia.
La lascio con una massima di Achille Tournier: “Se il disprezzo può dare qualche sollievo, non consola mai.”, (Pensieri d’autunno, 1888).
Cerchi di essere serena e lasci chi la disprezza in compagnia dei suoi foschi pensieri.
Buona giornata!