Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da Dr.ssa Federica Leva Dr.ssa Federica Leva 3 anni, 11 mesi fa.

Sono sbagliata!

    ragazza triste

    Non so nemmeno perché scrivo qui. Dovrei avere delle domande da porvi, ma in effetti ho solo tanti problemi, ma nessuna domanda.

    Vivo tormentata da sbalzi d’umore, ansia, paure, sensi di colpa, vergogna. Non riesco ad affrontare queste sensazioni, ci sono momenti in cui mi sento così inadeguata da pensare di non essere in grado di stare in mezzo alla gente.
    Io mi rendo conto che questi pensieri non hanno ragione di esistere, sono immotivati completamente. Ma non applico questo ragionamento nella realtà, anzi più ci provo più penso a quanto non sono adeguata a stare in questo mondo.
    Ogni volta che parlo con qualcuno, peso nella mia testa ogni parola, scansiono ogni movimento. Ci penso per ore ed ore. Durante il giorno (ma soprattutto durante la notte) mi vengono in mente cose dette in passato, penso continuamente di aver detto o fatto qualcosa di sbagliato, di scorretto, di scomodo, di stupido. Penso a come mi stava guardando la persona che parlava con me, e penso che probabilmente stava pensando a quanto sono stupida, o a quanto sono storti i miei denti, o a quanto sono crespi i miei capelli. Poi penso che probabilmente questa persona stia ancora deridendomi. Ma poi penso che nessuno (tranne me) si mette a pensare per giorni ad una semplice conversazione.. e quindi probabilmente a questa persona non importa niente né di me, né di quanto sono stupida, né di quanto siano storti i miei denti ecc. quindi inizio a credere che solo una matta rimugina per giorni su queste cavolate. Ed ecco che inizia tutto da capo. È un buco nero. Senza fine.
    Questo malessere mi ha tolto la felicità. Non so quando sia iniziato, probabilmente sono sempre stata così.
    Però è mutevole.
    Un giorno sono triste se penso a queste cose, il giorno dopo invece sono arrabbiata. E scatto. Scoppio. Mi sfogo in un’ira funesta contro chiunque. Pentendomi amaramente di ogni parola detta nel corso dell’attacco d’ira. Attacco durante il quale perdo ogni controllo, io odio perdere il controllo. A seguito dello scatto di rabbia, ho anche strani vuoti di memoria che mi portano ancora più insicurezza. Non ricordo mai bene quello che ho detto mentre ero arrabbiata, e così credo di aver detto cose orribili, anche se magari non è così.
    Non ho più gioia nel fare le cose. Anche se conquisto qualcosa, non mi appaga mai pienamente.
    Ho recentemente sconfitto una delle mie più grandi paure: quella dell’acqua. A 26 anni ho finalmente imparato a muovermi in acqua, si pensi che fino a 6 mesi fa avevo l’affanno quando l’acqua mi arrivava all’ombelico. Questo ogni tanto mi riempie di orgoglio, ma in genere la mia soddisfazione dura solo l’ora in cui sto in piscina. Appena esco mi dico che dovevo fare meglio, che sono 25 anni in ritardo, che il mio istruttore penserà che sono un’incapace perché imparo più lentamente degli altri, che con la cuffia sono ridicola, che il costume mi sta male. Non mi accontenta nemmeno la soddisfazione di sbattere in faccia a mio padre il fatto che ci sono riuscita, dato che non mi domanda mai come va a nuoto, io non glielo dico mai che ce l’ho fatta.
    Mi rendo conto di quanto questa situazione sia insostenibile e allora faccio l’unica cosa che so fare per risolvere i problemi: cerco informazioni. Ho letto tanto in internet di problemi relativi alla fobia sociale, a disturbi di personalità, all’ansia, alla depressione. Ma mentre li leggo, mi sembrano soltanto una montagna di scuse che servono solo a giustificare il mio stato di fallimento. È impossibile che tutti su questa terra abbiano come scusa “dei genitori ipercritici”, “un’infanzia difficile”, “una bassa autostima”. Mi dico, perché mai il problema dovrebbero essere gli altri. Qua si parla di me, qua quella che ha qualcosa che non va sono io. Io sono sbagliata e questo dipende solo da me!
    Completo il quadro per far capire che non ho nessun altro problema che mi dia affanno: ho un lavoro ben pagato e fisso (anche se non mi piace molto), una laurea ottenuta entro i tempi con una votazione non eccellente ma buona, entrambi i miei genitori sono vivi, ho alcuni amici con cui non esco spesso solo perché sono io a voler stare a casa (non sono emarginata dagli altri), ho un ragazzo da ormai 5 anni che mi ama (al momento vive distante per lavoro ma presto tornerà e non ho problemi con lui).
    Andando per esclusione, direi che il problema nella mia vita, SONO IO.

    Risposta
    Dr.ssa Federica Leva

    Buonasera!
    Dalla sua lettera mi sembra di cogliere una personalità molto insicura e che ha continuamente bisogno di conferme esterne, per potersi convincere di avere un valore, nel mondo. A questo, si aggiunge una nota che sembrerebbe – il condizionale è d’obbligo, non conoscendola di persona – combaciare con un nucleo borderline – la perdita di memoria durante uno sfogo di rabbia.
    Mi chiedo, e se lei si risponda da sola, se lo desidera, che cosa abbia minato a tal punto le sue sicurezze da averle frammentato l’autostima in pezzi fini come pulviscolo. Non è questione di incolpare gli altri proteggendo vilmente se stessi: noi siamo il prodotto di vari fattori, fra cui anche l’ambiente in cui siamo cresciuti – famiglia, amicizie, scuola, hobbies ecc… Se avevamo bisogno di incoraggiamento, ad esempio, e invece ci siamo ritrovati a vivere in un ambiente poco predisposto all’accoglienza, è comprensibile che crescendo abbiamo sviluppato qualche meccanismo di difesa. Probabilmente, lei non è stata molto incoraggiata, durante la sua infanzia, mentre, per sua natura, ne avrebbe avuto bisogno. Lo deduco da quello che emerge dal suo rapporto con suo padre: lei vorrebbe che lui si interessasse ai suoi progressi, che si mostrasse orgoglioso del coraggio con cui ha superato le sue paure – ex, la paura dell’acqua – e invece le sembra distante e disinteressato – lo sarà davvero o ha solo difficoltà ad esternare i suoi sentimenti? Allo stesso modo, cerca tracce di biasimo o di derisione in persone che, molto più facilmente, non solo non l’hanno mai disprezzata, ma non spendono di certo il loro tempo a ripensare a eventuali suoi errori. Tutti sbagliamo, è una condizione naturale, ma ben pochi sono gli errori che rimangono nella memoria di amici e conoscenti. Il suo rapporto con gli altri mi sembra alquanto sbilanciato e contradditorio. Da un lato, lei si sente piccola e sbagliata, si incolpa di tutto, con un accanimento eccessivo e infruttuoso, e dallaltro è convinta che le sue azioni possano lasciare un segno indelebile nellopinione di chi la frequenta. Le servirebbe analizzare e modificare il suo approccio con il mondo che la circonda, rivalutando sia la sua posizione, esageratamente bassa, che quella degli altri, attualmente alta e irraggiungibile. Lei si sente sbagliata, lo ripete come se fosse un mea culpa, mentre il mondo ha sempre ragione. Qualcosa mi dice che non sia propriamente così. Non dico nemmeno che siano gli altri ad aver torto, ma che molti dei suoi malesseri nascono forse da una sua interpretazione un po’ distorta della realtà.
    Considerata la natura del suo problema, le consiglierei di seguire un percorso di psicoterapia per rinfrancare la sua scarsa autostima e analizzare e correggere il suo rapporto con gli altri.
    Buona serata!
    Dr.ssa Federica Leva

    Risposta
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