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Soffro di Maldaptive daydreaming?

    Buonasera,
    sono un ragazzo Ftm di 19 anni, ho sempre avuto difficoltà a relazionarmi con gli altri, ma ultimamente la cosa è peggiorata sensibilmente.
    Adesso che ho terminato il liceo, non esco di casa se non ci sono proprio costretto, ad esempio quando devo andare al lavoro, ed evito accuratamente qualunque contatto con le persone. Persino camminare per strada mi è difficoltoso e a volte vengo preso dal panico, e sono costretto a tornare a casa.
    Ho sempre dato la colpa di questo al fatto che da ormai 5 anni soffro di disforia di genere, e sono arrivato al limite della sopportazione.
    L’altro giorno, in rete, ho letto un articolo su una condizione che non è ancora riconosciuta dalla comunità scientifica, il MDD (maladaptive daydreaming disorder), e mi sono reso conto che descrive perfettamente quello che vivo io da sempre.
    Fin da bambino, sono sempre stato solito inventarmi lunghe storie, che mi ripetevo in continuazione, arricchendole sempre di nuovi particolari come dialoghi, immagini e suoni. Mi ripetevo sempre la stessa fantasia, la rivivevo fino a quando un nuovo stimolo non mi induceva a cambiarla. E così ricominciavo.
    Non ho mai parlato a nessuno di questo, neanche al mio vecchio psicologo, perché mi provoca non poco imbarazzo. Continuo tutt’ora a immaginare queste situazioni, anche se le “trame” sono leggermente cambiate.
    Quando ero bambino, infatti, quasi tutte le mie fantasie mi vedevano solo in una città sconosciuta, dove incontravo una figura forte, che in qualche modo compensava la figura di mio padre, che ho sempre reputato troppo debole, invisibile. Era questa persona (spesso un soldato) a soccorrermi – magari dopo un mio svenimento, molto ricorrente nelle fantasie di allora-.
    Adesso sono io, in queste storie, la figura forte, oppure mi immagino di fronte a un terapeuta, immagino i dialoghi, i suoi movimenti e le sue espressioni. Raramente torno alle vecchie fantasie, anche se dipende molto dai miei stati d’animo, dagli avvenimenti della giornata, dai ricordi.
    Mi capita di perdermi nelle fantasie sempre più spesso, tanto che trovo faticoso concentrarmi sullo studio, e persino sul lavoro -non di rado devo chiedere ai mie colleghi di ripetermi quello che mi hanno appena detto, visto che sono completamente immerso in un “altro mondo”-
    Le mie fantasie sono sempre più realistiche, sempre più complesse.
    Nella realtà sono estremamente chiuso, taciturno, quasi scontroso. Solo nelle mie storie riesco a essere completamente me stesso.
    Nelle mie storie non provo vergogna del mio essere, posso avere i ricordi che voglio, non necessariamente i miei. Posso avere la vita che voglio.
    E’ così sbagliato?

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