Questo argomento contiene 2 risposte, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da Dr.ssa Emanuela Venanzoni Dr.ssa Emanuela Venanzoni 2 anni, 9 mesi fa.

Soffro di dipendenza affettiva?

    Salve,
    Sto passando un periodo difficile. La mia storia è finita da due mesi e fino a questa mattina ho continuato a scrivere al mio ex; non riesco a staccarmi da lui; come se il fatto di sentirlo ancora mi tranquillizzasse. Per qualche giorno riesco a non sentirlo ma altre volte mi prendono vere e proprie crisi in cui sento talmente tanto la sua mancanza che ho bisogno di sentirlo, per la paura che ho, di non averlo più nella mia vita. È, questa, una dipendenza?
    Non riesco ad essere forte e a controllare le mie emozioni e le conseguenti crisi.
    Non sono mai stata così male per la fine di una relazione. Sono sempre riuscita ad essere più forte. Ma questa volta no. Quindi inizio a domandarmi se la mia non sia una dipendenza affettiva.
    Spero in una risposta
    Grazie

    Risposta
    Dr.ssa Emanuela Venanzoni

    Gentile Francesca,
    da quello che scrive ci sono pochi elementi per sapere o no se si trova in una situazione di dipendenza la quale ha una sintomatologia ben precisa e che nella maggior parte dei casi si sviluppa nel tempo già all’interno della relazione sia attuale e sia in quelle precedenti.

    E’ una reazione a volte del tutto lecita provare ancora a contattare la persona con la quale abbiamo condiviso la nostra vita, lei tra l’altro non dice per quanto tempo siete stati insieme, ed altri elementi utili per darle qualche elemento in più!

    Ci sono molte sfumature all’interno di una relazione d’amore, nella quale sopratutto nei primi tempi, si crea una condivisione stretta e quasi al limite della dipendenza reciproca che fa parte della prima fase della crescita del rapporto stesso.
    Quando ci si lascia, viene a mancare un pezzo della persona, e della nostra vita, qualunque sia la motivazione ed il ruolo che si è avuto all’interno di questa decisione, ed è al pari in alcuni di casi di un lutto e che come tale va elaborato e compreso da entrambe le parti.

    Due mesi sono un tempo dove ancora si può manifestare nostalgia, senso di perdita, di vuoto, di confusione ed un malessere legato al fatto di non essere più in relazione anche se poteva non essere quello che si voleva davvero.
    C’è bisogno di metabolizzare e di effettuare un percorso di crescita e di ri-nascita dopo una separazione, la cosa che posso dirle è che al di là di cercare una diagnosi, provi a stare con questa sensazione di perdita e di dolore che per quanto sia a volte forte fa parte dell’elaborazione e si dedichi per quanto possibile ad attività che la facciano stare bene e stando con persone che le stiano accanto.

    Qualora notasse che questo cercare o pensare continuamente alla relazione appena chiusa, nel tempo non accenna a dimunuire allora può iniziare a pensare a chiedere il consulto di uno specialista e lavorare con i suoi tempi sulle dinamiche di relazione e su cosa la porta ancora a stare più in contatto con questa perdita e con la sua non accettazione piuttosto che tornare alla vita e ad un nuovo inizio.

    Mi tenga aggiornata,
    un caro saluto.

    Dott.ssa Emanuela Venanzoni

    Risposta
    Dr.ssa Emanuela Venanzoni

    Gentile Francesca, da quello che scrive ci sono pochi elementi che possono dire o meno se si tratta di una dipendenza affettiva la quale presenta una sintomatologia ben precisa e che nella maggior parte dei casi si affaccia già molto tempo prima all’interno della relazione con particolari modalità.

    Mi colpiva il fatto su come si stia imponendo di essere forte e di avere un controllo sulle emozioni che sopratutto in una fase così delicata, vanno secondo me esplicitate e vissute.
    Due mesi è un periodo non troppo lungo per avere sensazioni di perdita, di confusione e di un malessere dovuto alla fine di una storia e può capitare di voler contattare la persona con la quale si è condivisa una parte della propria vita anche se poteva non essere quello che davvero si voleva per sè stessi.

    La fine di una relazione al di là di che ruolo si è avuto nella messa in atto di questa decisione, che lei tra l’altro non spiega e dove non ci sono molti elementi sul tempo della vostra relazione e su come si stava o no sviluppando, ha talvolta le stesse modalità e gli stessi tempi dell’elaborazione di un lutto.
    Ci si sente persi, senza una parte di noi stessi e possono emergere vissuti malinconici e la sensazione di non potercela fare e di non poter più vivere senza quella persona, ma la fine può essere anche un nuovo inizio per prendere di nuovo contatto con alcune parti di sè stessi, per riprendere ciò cha fa stare bene e a contatto con persone care della nostra vita.

    Si dia un pò di tempo e più che cercare di dare una diagnosi al suo stato d’animo, viva queste emozioni le quali per quanto tristi e sofferenti fanno parte del percorso di crescita e della vita e non vanno rinnegate, nè tolte con un colpo di spugna, bisogna vivere la tristezza e la perdita per poterle elaborare ed andare verso una nuova consapevolezza di sè stessi.

    Qualora questo processo sia difficile da fare da sola e nota che queste manifestazioni di cercare ancora il suo ex non accennano una diminuzione, può essere utile contattare uno specialista che può accompagnarla e con il quale lavorare insieme sulle sue dinamiche di relazione e sopratutto fare un percorso per sè stessa verso una nuova fase della sua vita.

    Mi tenga aggiornata,
    un caro saluto

    Dott.ssa Emanuela Venanzoni.

    Risposta
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