Questo argomento contiene 0 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  utente6549 1 anno, 6 mesi fa.

Rifiuto paternità

    Buongiorno,

    Sono un ragazzo di 35 anni, e sono fidanzato (da un mese convivente) con una ragazza di 29 da due anni circa. In realtà la storia è iniziata allora ma abbiamo avuto un’interruzione di circa 7 mesi (io ero riluttante alla convivenza, cosa che lei non ha accettato) e siamo tornati insieme da 6 mesi circa.

    Amo la solitudine, nei mesi in cui non stavamo insieme sono stato solo, molto solo, ed è stato un periodo bellissimo. Quindi la coppia è certamente un aspetto positivo della mia vita, andiamo molto d’accordo e ci vogliamo bene ma non ho mai, veramente mai desiderato altro, mi sento “a posto” cosi, anche perché ho mille interessi e quindi stimoli.

    Purtroppo la mia compagna è affetta da un problema che la sta portando precocemente, molto precocemente, verso l’infertilità. Con tutta probabilità il suo “tempo” è già esaurito o comunque le possibilità di una gravidanza naturale sono estremamente scarse.

    Lei mi ha informato del suo problema fin dall’inizio della nostra relazione e purtroppo, rispetto alle aspettative e risultanze iniziali, la situazione clinica è precipitata negli ultimi due mesi. Ora spinge molto per tentare comunque, giustamente dal canto suo, dato che la maternità è il più grande sogno per lei. Io purtroppo da questo lato non ci sento granché, sono molto centrato su me stesso e non mi sento di intraprendere un percorso che io interpreto come un forte limite, invece che come stimolo. Dopotutto in vita mia non ho mai avuto il desiderio di avere figli, diciamo che non mi sono mai visto come padre.

    Non per paura o insicurezza rispetto al ruolo in sé, credo sarei in grado, ma proprio non mi va, non mi alletta, e a volte provo rammarico per chi padre già lo è (dal mio punto di vista ovviamene) osservando la vita che fa.

    Ora nutro un fortissimo senso di colpa nei suoi confronti, sto male, veramente male. Non è che abbia preso sotto gamba la cosa, da quando so del suo problema (quasi da subito, come dicevo) non faccio che pensarci e mi interrogo però forse avrei dovuto comportarmi diversamente lasciandola subito, oppure non tornandoci insieme successivamente. Ma non c’è lo fatta, il sentimento per lei è stato più forte. Sono stato un codardo. Ogni sua lacrima è come una pugnalata al petto.

    Ad ogni modo sono perso in un limbo. Da una parte non voglio figli, dall’altra il pensiero di non provarci nemmeno mi sembra un immenso tradimento e lei non lo merita, è una persona meravigliosa. Mi viene anche l’idea di sacrificarmi e di provarci, anche solo per renderla felice. Dopotutto pur rimanendo fermo il fatto che i tempi ci sono crollati addosso, devo ammettere che colpe ne ho, eccome, e forse dovrei prendermi le mie responsabilità.

    Grazie.

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