Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da Dr.ssa Emanuela Venanzoni Dr.ssa Emanuela Venanzoni 3 anni, 1 mese fa.

Il pensiero della morte mi angoscia

    Buonasera, mi sono appena iscritta a questo forum per trovare qualche risposta. Sono due anni che sono in cura da uno psichiatra perché soffro di Disturbo Ossessivo Compulsivo. Ho cambiato tre dottori perché purtroppo non riesco a vivere serenamente la mia vita. Ho imparato a convivere con la mia malattia, sono in cura farmacologica. Sono diciamo abituata a fare rituali,a ripetere le cose un determinato numero di volte o ad avere dei pensieri ossessivi durante il giorno. Ero molto brava a scuola al liceo, ho 21 anni adesso. Ero la più brava della classe, la “secchiona”, mi piaceva studiare, essere la migliore, prendere dei voti alti… Ho sempre sofferto di DOC, da quando ero piccola, più o meno dalle elementari ma nessuno in famiglia ha mai dato peso a questa cosa fino a quando non ho chiesto aiuto a 19 anni. Ok, questa è la mia presentazione. Da alcuni giorni non vivo più. Non mi va di uscire, di vedere il mio ragazzo, sono due giorni che sono chiusa dentro casa e non ho la voglia neanche di fare una doccia. Perché così, all’improvviso, mi è venuto in mente il pensiero della morte. Ho iniziato a riflettere sul fatto che tutti dobbiamo morire, che tutti i miei cari e le persone che amo prima o poi moriranno e non ci saranno più, e quindi che senso ha lavorare, realizzarsi se poi devo morire? Ho attacchi di panico per questo, morse allo stomaco, tachicardia, appetito assente… Giovedì ho appuntamento dal mio psichiatra ma ho bisogno di conforto subito perché sono disperata.

    Risposta
    Dr.ssa Emanuela Venanzoni

    Cara Mina,

    penso che la cosa che possa essere utile per lei in questo momento è che oltre l’aspetto farmacologico che di sicuro tiene sotto controllo il sintomo e quindi le permette comunque di fare e di gestire un po’ di cose della sua vita, ma credo che oltre a ciò dal quadro che sta emergendo, possa essere utile un percorso di psicoterapia di accompagnamento al percorso farmacologico, dato che nessuno esclude l’altro ma, anzi, possono essere complementari e la possono aiutare a gestire meglio il disagio del momento e non solo.

    Ne parli giovedì al suo psichiatra in maniera da poter decidere insieme la strada più giusta per lei ed eventualmente farsi consigliare qualcuno con il quale iniziare un percorso di terapia.

    Un caro saluto

    Dott.ssa Emanuela Venanzoni.

    Risposta
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