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Paura del confronto e dipendenza affettiva

    Cari dottori,
    sono fidanzata da un anno e mezzo circa. Questa è la mia prima storia seria. La relazione è iniziata in maniera particolare e un po’ affrettata: dopo sole due settimane di frequentazione, finisco a casa sua. Rimango lì per pranzo, conoscendo la madre e la sorella. Lui molto euforico e preso dalla situazione si lascia scappare anche un “ti amo”, che io ingenuamente ricambio. Al mattino seguente, un senso di ansia sempre più forte cresce dentro di me, fino a farmi stare malissimo. La causa (che ho capito dopo un po’ di tempo)? Per me era avvenuto tutto troppo presto, ed avevo accettato quella situazione del giorno precedente non perché lo volessi, ma per paura di dire no, per paura di deludere il mio ragazzo, per paura di perderlo. Per uno stupido no mancato sono arrivata a star male in quel modo… se potessi tornare indietro mi prenderei a schiaffi da sola, anche perché, data la sua natura comprensiva non ci sarebbe rimasto male, anzi, mi avrebbe capita. Comunque, fatto sta che questa sensazione di ansia mi ha accompagnato per lungo tempo, presentandosi spessissimo e facendomi stare davvero male, portandomi a dubitare dei miei sentimenti verso di lui (frequentissimi i momenti in cui mi chiedevo ossessivamente se lo amassi o meno), tanto che dopo 5 mesi, consumata dall’ansia e dai dubbi, arrivo alla conclusione di non amarlo ma di esserne semplicemente dipendente, e interrompo la relazione. Durante il mio periodo da single (nel frattempo frequentavo la psicologa già dall’inizio della storia), ho cercato di stare con me stessa, di conoscermi, perché fondamentalmente il problema di tutto era la mia ansia, la mia immaturità, la mia dipendenza affettiva. Occorreva che superassi le mie paure, per poter stare finalmente bene. In parte, l’ho fatto. Alcuni episodi emblematici: accetto di fare un provino per un coro gospel nonostante la paura di fallire, superandolo brillantemente; accetto di suonare ad una serata dal vivo. Grazie a questa iniezione di fiducia, e grazie ad un’amica, capisco che in realtà col mio ragazzo ci volevo stare. Anche lui rappresentava una paura da superare: la paura di perderlo. Così, dopo 4 mesi, torniamo insieme. Adesso sono 10 mesi che stiamo di nuovo insieme, e la situazione ansia è migliorata molto, avendone capito un po’ le cause, ma non si è risolta completamente, purtroppo. In questo periodo i momenti di buio capitano ancora, ma li affronto diversamente, cercando di volgere i pensieri negativi in positivi, e di non dare peso alla cosa… ma anche se per un po’ la situazione migliora, puntualmente il disagio e il malessere si ripresentano (specifico che è da un anno che non vedo la psicologa). E’ come all’inizio: c’è evidentemente qualcosa di lui, o di noi due, che non mi va, che non voglio fare, che non mi fa star bene, che ho paura a tirar fuori, per non compromettere tutto. Forse è proprio vero che non c’è amore, ma solo dipendenza. Forse non l’ho ancora capito davvero, perché ancora non sono riuscita ad essere totalmente me stessa. Ultimamente, poi, il nostro rapporto, complice l’abitudine, sta diventando un po’ monotono; il nostro atteggiamento l’uno verso l’altra è sempre identico, si basa su frasi sempre uguali e schemi prestabiliti, e la paura di non amarlo sta crescendo. Non so se i dubbi che nutro verso di lui siano fondati o solo frutto della mia testa. Qualche volta ci ho provato ad esporglieli, ma la cosa ha messo davvero tanta agitazione. Gli dissi che il fatto che lui lavorasse saltuariamente e non studiasse mi dava un po’ fastidio, lo vedevo una persona un po’ indolente e pigra. Avevo come la sensazione di starlo ferendo, di essere cattiva. Piangevo, ed ero molto insicura ed esitante nella mia esposizione. Questa cosa è davvero un problema. Non voglio arrivare a tenermi tutto dentro per poi esplodere e rovinare davvero le cose. A volte avrei proprio voglia di vomitargli addosso tutto ciò che penso, tutti i pensieri negativi che ho su di lui. Come posso capire se i miei dubbi sono fondati e come posso discuterne con lui in maniera matura e senza piagnistei, come una stupida bambina? Grazie in anticipo per le Vostre risposte.

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