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Non voglio figli e la gente mi fa sentire in colpa, per questo

    Buongiorno. Chissà se è la sezione giusta, e chissà se troverò le parole giuste.

    Ho intorno ai 30 anni. Sono sempre stata una bambina “strana”.
    Dico “strana” perché mio padre mi ha sempre detto che sono strana, perché a differenza delle altre femmine io non accettavo COME NORMALI lavori domestici, gravidanza, sopportazione dei tradimenti di lui, sorrisetti a chi è incinta, frasi banali (es. “quando lo fai il secondo figlio? ci vuole eh, mica vorrai lasciarlo solo…”) (es. “cosa prepari stasera a tuo marito?”), ma anzi mi opponevo con forza.
    Secondo lui un uomo si sposa per avere chi pulisce casa e stira le camice, e “i figli ci vogliono”.
    Devo dire che nonostante ciò , forse anche grazie al lavoro e carattere forte di mia madre, lui ha sempre fatto la spesa, cucinato (mai pulito nè stirato però), insomma non era un uomo che torna a casa, si siede e aspetta che la moglie-serva gli faccia tutto.
    Però la visione stereotipata era quella.

    Quindi io ero la strana perché per esempio se lui di fronte a mio nipote bebè mi diceva “toglili il cappottino” (solo perchè io sono donna!) io mi irritavo (dentro) e guardandolo negli occhi dicevo “perché, tu non puoi farlo?” (per lui è normale sia una donna a fare queste cose, non doveva nemmeno dirmelo, la donna “ha più delicatezza coi bambini”).
    Per lui sono la strana. Non che abbia passato le giornate a denigrarmi… ma nelle piccole cose, sapete, sguardi, ci si ritrova in un momento particolare (come l’esempio del cappottino da togliere), si vede, si palpa che mi reputa strana. Solo nei momenti di litigio me lo ha detto apertamente. A differenza mia che dico quello che penso anche nei momenti di calma.

    Purtroppo crescendo ho scoperto che per lui è anche NORMALE tradire, “tanto lo fanno tutti”.
    Un giorno, da bambina, lo ho beccato, lui mi disse “guai a te se lo dici a tua madre”, lo ho detto lo stesso a mia madre, ma non so perchè sono rimasti insieme. La loro unione era fredda, mai un sorriso o una carezza. Mia madre muore di cancro a soli 50 anni. Non li ho mai visti farsi le coccole. Per mio padre il suo dovere si esauriva nel non essere un despota,lasciando decidere la “regina della casa” riguardo l’arredamento, e nel non abbandonare la casa “nuziale”. Le amanti “rinvigorivano” l’unione facendo sì che fosse sopportabile.

    Mio padre era carino con me, giocava, era spiritoso, mia madre sempre seria invece. Però mio padre, oltre a questo carattere leggero e alle volte giocoso, non è uno da discorsi “seri”, tanto che anche quando sono rimasta orfana di mamma a 16 anni e parlavo con lui dei problemi con le amiche (che problemi vuoi che ci siano a 16 anni?) lui mi diceva che erano “tutte stupidate, meglio parlare di politica, la gente parla di questo..”.

    Gli anni passano, mia sorella dal carattere molto superficiale se ne va a convivere a si fa una famiglia pensandola come mio padre (tradimenti, cose fatte PRO FORMA, in maniera ipocrita).
    Io resto con mio padre. Studio. Mi laureo. Non do problemi. Ora lavoro e sono fidanzata da anni.

    Arrivo al dunque.
    Provo un profondo malessere perché provo ribrezzo per le famiglie, la coppia intesa come ruolo lui-bambinone con la propria madre che infastidisce la di lui fidanzata, lei intesa come donna di casa, che gli lava stira cucina e fa bambini.
    Purtroppo sono inacidita, me ne rendo conto. Mi dà fastidio quando vedo mio padre guardare donne incinte o col bebè perché so come la pensa e come gongola di fronte a questa realtà ipocrita e costruita con tutte le porcherie nascoste sotto al tappeto, mi dà fastidio quando vedo la gente fare i versetti ai bambini , quando vedo lei col pancione e lui che ci mette la mano, quando vedo lei coi nonni mentre lui si fa i fatti suoi…………Mi dà proprio fastidio.

    Non voglio figli. Non voglio sposarmi. Detesto tutto questo. E’ proprio questo il mio problema. Perché “detesto”? Se semplicemente non fossi attratta dalla prospettiva di una famiglia con figli, sarei serena; ma quello che mi preoccupa è che proprio provo un profondo senso di fastidio, repulsione, astio persino.

    Ho provato a ricollegare questo mio stato d’animo alla mia storia familiare, ad accettarlo, ma non riesco a non cambiare umore quando vedo bebè o donne col pancione. Mi viene rabbia, mi viene disgusto nel pensare all’ipocrisia celata delle persone (come ha vissuto mio padre!) , tanto che ormai immagino che TUTTE le coppie siano così, e il fatto che anche mia sorella stia perpetuando questo schema ipocrita me ne dà conferma.

    Riesco a stare col mio compagno solo perché anche lui non vuole figli (per motivi differenti dai miei, ma non ne vuole) e non è il classico uomo mammone che non fa niente a casa e magari fa pure il possessivo mentre mi sta già tradendo.

    Ultimamente i miei sensi di rabbia sono molto acuti, ho persino difficoltà ad avere rapporti col io compagno dopo che sua madre si è intromessa che voleva le facessi un nipote

    (portando avanti la classica visione stereotipata che non sopporto), lui non le ha riposto nel senso di farle capire che non erano affari suoi, ma solo dicendole che non ne vogliamo, così lei non vedendosi “stoppata” ha continuato finchè io mi ci sono arrabbiata.
    E la mia stima verso di lui è calata per questo (e altri) episodi. E a seguito di queste richieste del nipote (ed altri episodi di “mollezza caratteriale” di lui) ho difficoltà a fare sesso con lui. Mi fa senso, non so come dirlo.

    La visione stereotipata della donna come lavandaia e cuoca mi ha sempre urtata.
    Il fastidio nei confronti delle famiglie invece lo ho da qualche anno, da quando probabilmente sono arrivata anche io nell’età dove “ci si aspetta che” anche io inizi a fare versetti ad ogni bebè che passa e non veda l’ora di avere un bambolotto da accudire.

    Non so cosa possiate dirmi, magari avete visto casi simili..
    Grazie.

    Risposta
    Dr.ssa Emanuela Venanzoni

    Gentile GingerHOt79,

    da quello che lei scrive mi arriva che a livello familiare, sentimentale ed affettiva la situazione sia molto delicata e che nel tempo, tutto questo non l’ha resa serena.
    Ho notato molte dinamiche di relazione nei confronti di suo padre, di etichette date, di aspettative che arrivano da più fronti, di pregiudizi e delusioni che non la rendono felice, forse libera di vivere la sua vita come meglio ritiene giusta per lei.

    Io credo che potrebbe esserle utile, data la complessità del tema e del fastidio così a tratti invalidante che sta provando in questo momento, di parlarne con un esperto.

    Questo non per farle cambiare idea, ma per comprendere insieme come stare meglio e forse come prendere davvero la sua strada in tutte le sue manifestazioni, sia che lei scelga di avere figli oppure no.
    Non è questo che lei deve mettere in discussione, ma il fatto che non è serena e questa la cosa che nella vita è più importante, il resto e le decisioni verranno da sole, poiché sarà davvero consapevole di quali sono i suoi reali bisogni e dei suoi tempi che potrebbero essere estremamente diversi da quelli degli altri, sopratutto da quelli di suo padre.

    Ci tenga aggiornati se lo desidera.

    Un caro saluto.

    Dott.ssa Emanuela Venanzoni.

    Risposta

    Ginger, non sei l’unica. Io sono del 91 ma al momento provo le stesse cose quando gli amici comuni continuano a chiedere quando facciamo un figlio anche noi, dato che siamo gli unici “rimasti indietro”. Sarò crudele, ma é inutile dire che mi basta guardare le loro compagne (o anche le mie amiche) sporche di vomito del neonato o sempre a correre dietro ai figli per mettergli il cappottino, per capire che quello, almeno per ora, non é il mio mondo. E non solo. E’ un mondo che mi schifa. Versi ai neonati non li ho mai fatti perché non mi viene di farli, e oltretutto nel 90% dei casi i bambini li trovo veramente brutti. Non so se un giorno diventerò madre, ma sono certa che in ogni caso esigo almeno altri 5-7 anni per farmi la mia vita senza dovermi rotolare nel vomito….

    Risposta

    Sono nella stessa situazione… ma lui vuole figli. All’inizio era d’accordo, ora ha cambiato idea. Dopo 10 anni. Quando vedo una donna con il pancione a me fa senso, non capisco cosa porti una donna a voler portare in grembo un figlio, non ho l’istinto materno, non mi piacciono i bambini, né ho la pazienza o le forze di badare ad un figlio. Mi pare di capire che l’unica soluzione sia la separazione. Vorrà dire che ho buttato via la mia giovinezza con qualcuno che non ha mai accettato me come persona, perché ha sempre pensato che prima o poi avrei cambiato idea, aggrappandosi a quei DUE momenti in cui ho detto “chissà” anziché il mio solito “no” categorico. Grazie Natalie, mi hai fatto sorridere, ne avevo bisogno.

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