Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da Dr.ssa Emanuela Venanzoni Dr.ssa Emanuela Venanzoni 1 anno, 5 mesi fa.

Non voglio essere dipendente, come le donne della mia famiglia!

    Ho 37 anni. Ho due lauree (studi pagati da me). Attualmente sto portando avanti un dottorato di ricerca all’estero. Negli ultimi cinque anni ho vissuto in due paesi diversi. Solitamente, quando mi misuro con qualcosa (studio, lavoro o altro punto) punto in alto, nel senso che cerco di fare del mio meglio, di raggiungere buoni risultati. Questa però è solo una facciata della mia storia. Vivo all’estero perché sto seguendo il mio compagno, la sua carriera. Cerco di costruirmi una mia identità (non solo professionale), e non è facile. Mi sento inadeguata, sola. Cerco di ottenere risultati eccellenti forse per dimostrare a me stessa di essere una persona valida, ma in fondo non ci credo molto. Non ho un lavoro. Non ho un’indipendenza economica. Passo molto tempo in casa (e questo spiegherebbe perché il mio livello linguistico (mi riferisco alle lingue straniere che sto imparando) non sia eccellente. Insicurezza cronica, la definirei. Mi sembra che tutto mi sia precluso e che quello che sogno di fare (intendo professionalmente) sia irraggiungibile. Lo trovo paradossale. Perché spendermi tanto se poi non ci credo?

    Non ho mai avuto un grande sostegno in famiglia. sono cresciuta sentendo mia madre dire (sin da quando ero bambina) ‘ Voi giovani che studiate a fare, tanto non c’e’ lavoro’ .

    Sensi di colpa, tanti. Le attenzioni dei miei genitori sono state sempre per mio fratello e mia sorella, che poi hanno sempre creato problemi anche piuttosto gravi a casa. Io, la figlia ‘perfetta’, sono trasparente. “Lei -sono certa pensano i miei genitori – non da problemi. Non occupiamocene”. Sono l’ultima arrivata, frutto di una gravidanza non voluta (mi ha confessato una volta mio fratello, scherzando). Forse nasce tutto da qui. Vivo con conflitto la mia identità: le donne della mia famiglia (me compresa) sono in tutto e per tutto dipendenti. Ho la patente e non guido, ho i titoli di studio e non lavoro, studio lingue che poi parlo male. È un disastro. Non so se questo messaggio così frammentario abbia senso e riesca a dare l’idea della mia situazione.

    Sono stanca di svilirmi e di sentirmi vuota.

    Una vita non vissuta, inutile. A volte credo che la mia vita non abbia alcun senso.

    Risposta
    Dr.ssa Emanuela Venanzoni

    Cara Elena100, da quello che lei scrive non deve essere un momento semplice quello nel quale si sta trovando adesso, anche perchè ci sono vari fattori che possono minare una serenità personale.

    Già il trasferimento in un altro paese, può essere un elemento che può frastornare la persona, sopratutto se si rende conto che magari non è stata una scelta del tutto consapevole, ma più dettata da una scelta d’amore.

    Io credo che al di là della storia personale e familiare che da quello ha scritto, potrebbe avere bisogno in un secondo momento di un’elaborazione attenta più che altro da un punto di vista emotivo, ci possono essere delle cose che si possono fare anche per cercare di trovare un proprio posto in questo ambiente che comunque rappresenta il suo vissuto quotidiano al momento.

    Mi chiedo al di là dello studio, cosa le piace fare e se ad esempio nel quartiere dove vive ci possono essere dei posti di aggregazione, che possono essere un buon modo per praticare sempre di più la lingua straniera, o se le piace praticare dello sport vedere se c’è una palestra dove fare della buona attività fisica.

    Intanto tramite internet può vedere se è presente una comunità di connazionali che, almeno all’inizio possono rappresentare un buon trampolino per vedere come muoversi sempre meglio e anche se non c’è una pratica linguistica, per lo meno può essere un modo per non essere soli e per condividere elementi emotivi che di sicuro hanno vissuto anche altre persone.

    E laddove sente che questi passi possono essere un pò complicati all’inizio, può provare a cercare uno specialista italiano, con il quale intraprendere un percorso per cercare di lavorare su ciò che non la fa stare serena. Credo che, al di là che non so da dove sta scrivendo attualmente, ci siano terapeuti italiani all’estero. Oppure può sempre cercare un terapeuta che effettua sedute tramite skype, ma questa Elena del percorso è una seconda possibilità laddove energe appunto una difficoltà di presa di posizione rispetto al fatto di prendere in mano la sua vita ed iniziare a piccoli passi, a prendere contatto con ciò che desidera davvero.

    Ci tenga aggiornati, se lo desidera.

    Un caro saluto.

    Dott.ssa Emanuela Venanzoni.

    Risposta
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