Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da Dr.ssa Federica Leva Dr.ssa Federica Leva 4 anni, 9 mesi fa.

Non vivo bene in casa mia

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    Buona sera, ho 23 anni e da ormai qualche anno, circa 3, soffro di attacchi d’ansia. Sono una studentessa iscritta. Sono una ragazza di fede e gli esami vanno bene. Ogni volta che devo entrare nella mia stanza per studiare, mi viene un attacco di ansia o di panico (la differenza non credo di averla ben capita) che mi porta a stare male, male è dire poco. Purtroppo non ho altri luoghi in cui studiare. Credo di avere bisogno di più spazio, come se l’aria della mia stanza mi creasse una sorta di claustrofobia. Eppure la stanza non è così piccola, la scrivania è molto grande, ciononostante, appena mi siedo, comincio a spostare ogni cosa che si pone davanti a me fino a quando non rasento un esaurimento nervoso. Esco dalla stanza in lacrime perché voglio studiare, amo studiare e nonè un autoconvincimento è semplicemente voglia di urlare perché desidero solo fare ciò che mi piace in serenità. Appena cambio luogo, sia anche più piccolo di quello della mia camera, rinasco. La tachicardia sparisce, smetto di sudare freddo, mi sento come se una pace entrasse dentro di me. Inizio a studiare con calma, mi appassiono ad ogni cosa, mi sento nuova, migliore. Non so come risolvere il problema. Non posso andare in aula studio perché sono una persona che ha bisogno di molti libri, di concentrazione, che fa continue ricerche per interesse. Vorrei vivere bene a casa mia non ci riesco. Non ci riesco. E dirlo, scriverlo qui per la prima volta, mi crea un senso di libertà e allo stesso tempo mi fa piangere a dirotto. I miei genitori sono consapevoli di quello che vivo ma mi guardano come una persona capricciosa. In lacrime, tremando cerco di spiegare loro quello che vorrei che capissero, ma loro non riescono a capirmi, ed io invece, sì, io li capisco. Capisco che non è facile comprendere il motivo che possa spingere una ragazza di 23 anni in salute a vivere un grande disagio dal nulla. Tutto questo mi sembra una grande bestemmia e il solo pensiero non fa altro che acuire le mie paure, le delusioni nei miei riguardi. I miei genitori mi hanno dato un posto caldo in cui poter studiare, in cui poter coltivare i miei interessi ed io li ripago così, nell’incapacità di viverci, nell’incapacità di leggere tre pagine senza piangere con i singhiozzi. Cosa più assurda,tutto questo la notte, sparisce. La notte nella mia stanza, riesco a trovare concentrazione, riesco a trovare la serenità a studiare. Magari si chiederà come abbia fatto in questi tre anni di università ad andare avanti? Beh, sforzandomi, tra lacrime e singhiozzi che inizialmente mi facevano perdere un botto di tempo. Poi il mio corpo si abituava, lo costringevo ad abituarsi a quell’ambiente e credetemi se vi dico che il “dolore” a cui solitamente andavo incontro era indescrivibile. Passo un paio di ore la mattina prima di trovare la concentrazione giusta per studiare, per non pensare a questo disagio. Poi appena la trovo, ne approfitto e do tutta me stessa, prima che il disagio torni. Quando torna? Torna tutte le volte che rompo questa continuità, per esempio, quando arriva l’ora di pranzo. Quando nel pomeriggio devo riprendere a studiare, ecco che tutto ricomincia, altre due ore passate costringendo me stessa che è un disagio presente solo nella mia testa, che non c’è nulla di cui avere paura, che i miei genitori hanno fatto tanto per me e che non è giusto che io non voglia stare qui in questo ambiente, che devo superarlo e mi ripeto frasi per rasserenarmi, cerco in tutti i modi di non pensarci. Poi la mia mente si arrende (almeno il più delle volte) e così ritorno a studiare con relativa calma come ho sempre fatto. Tutto questo vorrei aggiungere che mi succede solo con lo STUDIO, se nella mia stanza devo fare qualsiasi altra cosa, riesco a farla con assoluta serenità. Ma se si tratta di studiare quello in cui credo, in cui desidero mettere tutta me stessa, se si tratta di fare qualcosa che richiede concentrazione, ecco che comincio a sudare e a tremare.

    Risposta
    Dr.ssa Federica Leva

    Da come scrive, ho la sensazione che lei attribuisca un notevole valore al successo scolastico. E’ stata lei stessa a investire grande importanza nell’esito di quello che considera il suo dovere, ovvero studiare, o si sente investita dalla sua famiglia a conseguire buoni risultati scolastici?
    Mi sto concentrando su questo discorso perché sembra che i suoi problemi siano limitati alla stanza in cui studia. E’ come se nella sua mente fosse scattata un’equazione stanza = studio = dovere = insofferenza.
    A questo punto si può chiedere se quello che studia le piace, se lo fa per piacere e arricchimento personale o per soddisfare le aspettative o l’ambizione di qualcun altro. E si può chiedere quali siano le aspirazioni per la sua vita e se il percorso che sta seguendo possa aiutarla a realizzarsi, in futuro, oppure no.
    Nessun disagio nasce dal nulla. Se sta male, se piange e si sente smarrita, c’è senz’altro un motivo.
    Se questo suo malessere non non si dovesse placare no, peggio, dovesse acuirsi, si rivolga a uno specialista per qualche seduta di psicoterapia. Potrebbe esserle utile per fare chiarezza dentro di sé e aiutarla ad affrontare il futuro con maggiore serenità.
    Buona fortuna e buona serata!
    dottoressa Federica Leva

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