Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da Dr.ssa Federica Serafini Dr.ssa Federica Serafini 1 anno, 7 mesi fa.

Non ho una solida immagine di me stessa

    Ho 23 anni. Mi sento sola e vuota, costantemente, ma allo stesso tempo provo forti emozioni altalenanti di disperazione, euforia, a rabbia verso gli altri ma soprattutto verso me stessa. Mi sento diversa dagli altri da tutta la vita, migliore e peggiore al tempo stesso. Il pensiero ossessivo del suicidio e l’autolesionismo sono iniziati a 16 anni e rimasti più o meno costanti. Ho smesso di tagliarmi solo per un paio d’anni, finito il liceo, durante questi anni sono diventata ansiosa e ipocondriaca e ho sviluppato una sorta di fobia sociale. Iniziata l’università non riuscivo a rivolgere la parola agli altri, soprattutto se uomini, non riuscivo nemmeno a ordinare al bar o a comprare qualcosa se il cassiere/commesso era un uomo. Durante tutti questi anni sono stata in terapia con persone diverse per certi versi sono stata meglio, “contenuta”. Comunque non sono mai riuscita a sviluppare un’immagine di me solida e tutte le cose positive che faccio, teoricamente “per me stessa”, non riesco a sentirle mie. Sono riuscita a laurearmi per miracolo, con ottimi voti perché sono una perfezionista quando porto qualcosa a termine, ma ho rimandato la laurea per più di un anno, perché non riuscivo a concedermi questo successo finale. Mi sono trasferita all’estero per proseguire gli studi, sembrava un nuovo inizio, ma ho abbandonato il corso e ora sono ripiombata nella depressione. Ho ricominciato a tagliarmi in maniera consistente e a pensare al suicidio. Ho pochi impegni e passo la maggior parte del tempo a casa, la mattina faccio fatica a svegliarmi e sono letargica durante tutto il giorno, uscire di casa mi provoca ansia, da diversi anni soffro di alcune compulsioni come staccarmi la pelle dalle piante dei piedi o dal viso, mi provoco continue ferite al viso scavando le imperfezioni con le unghie, poi stacco la crosta e non le lascio guarire, mi è capitato anche di provocarmi degli ascessi, poi mi vergogno del mio aspetto e non esco di casa anche per intere settimane quando sono ridotta male. Quando ho un impegno rimando il più possibile momento in cui mi devo lavare perché vorrebbe dire guardarmi allo specchio o per lo meno toccare il mio corpo e il mio viso che detesto.

    Quando riesco faticosamente a terminare le normali attività mattutine, alzarmi, lavarmi, vestirmi e truccarmi (non uscirei mai di casa senza trucco) e alla fine esco di casa di solito tendo a chiudermi in fantasie o a rimuginare sul passato o su conversazioni immaginarie, di solito ascolto musica e se mi capita di osservare gli altri con curiosità sono comunque terrorizzata all’idea che possano rivolgersi a me, che vogliano entrare nel mio spazio, nel mio mondo.

    Non ho nessun tipo di desiderio stabile per il mio futuro, nessuna attività mi provoca piacere o soddisfazione ma solo frustrazione e senso di colpa se non riesco a portarla avanti. In alcuni momenti di euforia invece progetto di fare moltissime cose, scrivere libri, viaggiare, iniziare corsi di disegno, di fotografia, imparare una nuova lingua eccetera.. ma di solito rimangono fantasie o muoiono in partenza perché perdo rapidamente interesse. A volte mi sento sola e vorrei qualcuno a mio fianco ma respingo sistematicamente chiunque si avvicini troppo (nonostante mi fossi impegnata coscientemente per attrarlo). Allo stesso modo le mie relazioni di amicizia sono altalenanti, a tratti mi sento completamente in sintonia con una certa persona, e sono molto empatica e gli/le racconto tutto di me, a tratti mi sento o soffocata dalle sue attenzioni o trascurata, oppure semplicemente all’improvviso la vedo piena di difetti per me imperdonabili e non voglio che mi stia vicina. Ho rotto molti rapporti di amicizia per motivi che gli altri non sembrano comprendere. Mi è capitato di innamorarmi nella mia vita, nonostante i miei sentimenti fossero sempre incostanti, ma non ho mai voluto che l’altra persona lo sapesse e se intuivo di essere ricambiata improvvisamente il mio sentimento si tramutava in un senso di disprezzo per l’altro, quasi a voler dire “se ti piaccio io allora hai qualcosa che non va e non sei degno di me”. Le mie reazioni emotive sono paradossali e faccio fatica io stessa a capirmi. Ho avuto rapporti sessuali solo con persone per cui non provavo nulla e che avevo appena conosciuto (per poi non volerle più rivedere e provare odio e disgusto nei loro confronti). Nonostante mi senta sempre sola non riesco a tollerare la compagnia degli altri per troppe ore di seguito perché mi sento sotto pressione e spossata, come se dovessi costantemente resistere a mostrare me stessa allo stesso tempo dovessi cercare un compromesso fra le mie varie “parti” (nonostante a tratti la compagnia mi renda allegra e euforica).

    Di conseguenza, quando mi trovo in compagnia di qualcuno per tutto il giorno alterno momenti di rabbia a momenti di depressione e di allegria.

    Non so più come fare a gestire tutto questo, sento che non ne vale la pena perché non credo riuscirò mai ad essere felice o appagata da qualcosa per più di qualche ora. Quasi ogni sera vado a letto sperando di non svegliarmi e solo il pensiero della morte o progettare il mio suicidio o autoledermi bere o prendere farmaci mi calmano dalla rabbia, confusione e disperazione che provo.
    Le persone che mi vogliono bene spesso non si accorgono di quanto stia male ed ora che sono lontana è estremamente facile per me nasconderlo, sono sempre stata considerata bella, intelligente e fortunata, ed è difficile per gli altri accorgersi di chi sono. Non so cosa fare, ho interrotto la psicoterapia per via del trasferimento ma non sto bene e mi sento come se stessi vivendo sul pelo dell’acqua, costantemente a rischio di farla finita e ogni giorno è una lotta contro me stessa. Mi tengo a galla dandomi piccoli obbiettivi giornalieri o settimanali il cui raggiungimento mi fa sentire meglio per qualche ora ma non so chi sono e non so cosa voglio, non riesco ad avere un’immagine stabile di me stessa che non sia cristallizzata nel dolore, il resto è solo confusione e finzione, per che cosa dovrei lottare allora? Non so nemmeno perché sto scrivendo qui ora, non mi aspetto di essere salvata, non mi aspetto che esista una pillola magica che possa “guarirmi” rendermi normale. Credo di aver sempre voluto proteggere i miei genitori e i miei terapeuti dal mio dolore e dalla mia rabbia, mostrandogli prevalentemente quello che volevano vedere, il mio impegno, i miei miglioramenti… Devo ricominciare l’ennesimo percorso di terapia con una persona diversa? Non ho mai avuto una diagnosi, non ne ho mai chiesta una e nei miei precedenti percorsi terapeutici abbiamo sempre cercato di valorizzare i miei punti forti, ma ormai sono tanti anni che soffro sempre per gli stessi motivi e sto perdendo la speranza che tutto questo sia solo una fase e che mi basti impegnarmi per stare meglio.

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    Dr.ssa Federica Serafini

    Gentile ragazza,
    Credo sarebbe davvero importante che lei riprendesse una terapia, anche via skype magari se volesse ricominciare con il terapeuta con cui era in cura fino a prima di partire…
    Le consiglio anche, in virtù di quanto scritto, di farsi visitare da uno psichiatra non per avere una diagnosi, lungi da me l’idea che l’etichettamento e l’intellettualizzazione dello stesso, possano aiutarla, ma forse un sostegno farmaceutico, nel caso lo psichiatra lo ritenesse opportuno, potrebbe semplificare il lavoro sù se stessa e concederle un equilibrio emotivo sulla base del quale costruire ciò che ancora non va nella sua vita!
    Si prenda cura di se stessa!
    Ci faccia sapere come sta…
    Dott.ssa Federica Serafini

    Risposta
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