Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da dr.ssa Stefania Vinci dr.ssa Stefania Vinci 2 anni, 12 mesi fa.

Mio papà mi ha picchiata

    Sono una ragazza di vent’anni. Ho un figlio di due anni e vado all’università. Non ho accanto il padre di mio figlio, narcista ed egoista, mia mamma è malata di sclerosi multipla e vivo altalenando la mia vita tra “finta ragazza normale”- cercando di divertirmi e dare ciò che fanno le ragazze della mia età – e brava mamma, figlia, studentessa. Sono costantemente sotto stress. Sono tesa, irascibile e stanca. Un anno fa la situazione aveva preso una brutta piega nella mia vita tragicomica (che se stessi qua a raccontarlo veramente è terribile. Un piccolo esempio? Qualche mese fa mio papà mi ha picchiata. Tutto bene adesso; due mesi fa quello che era il mio nuovo ragazzo ha giustamente deciso di picchiarmi a letto, in modo incontrollato). Un anno fa avevo forti attacchi di panico, che mi hanno portata da un neurologo che mi ha prescritto gli antidepressivi (esocitalopram e gocce di diazepam), che ho preso fino a poco tempo fa e ho interrotto volontariamente. Non posso parlare alla mia famiglia dei miei problemi in quanto sdrammatizzano o si arrabbiano con me, quindi non so di o preciso cos’abbia adesso e se dovrei continuare o meno la terapia. Non posso chiedere aiuto. Ho paura di diventare isterica, spesso sono triste e spossata… Ma questi momenti di debolezza mi attanagliano solo la notte, mentre alla mattina resisto forte della mia parvenza da donna forte per mio figlio. Mi detesto. Dico davvero.
    Cosa devo fare? Cosa?

    Risposta
    dr.ssa Stefania Vinci

    Cara Elleffe,
    mi colpisce la condizione di difficoltà che devi fronteggiare nella tua giovane età.
    Mi ha colpito anche che nella lettera tu faccia riferimento a una serie di emozioni e condizioni confuse che caratterizzano le sue difficoltà.
    Descrivi l’ altalena nella quale si muove la tua vita: ritengo che il punto di partenza sia esattamente fare in modo che questa altalena si fermi e che un tuo spazio di equilibrio si possa ricostruire. Uno spazio entro il quale tu possa divenire soggetto attivo nel fronteggiare gli eventi e le relazioni. E’ stato molto importante che tu ti sia rivolta a uno specialista per i sintomi che hai descritto ed è fondamentale che tu non interrompa la cura senza aver discusso con questi il motivo per cui la sospendi.
    E’ importante che utilizzi quella parte di te che senti essere forte per il tuo bambino, per accogliere una serie di bisogni che, dalla tua lettera sembra tu non riconosca.
    Devi porti l’obbiettivo di costruire uno spazio in cui ricevere “carezze” positive di una relazione. Inizia contattando un professionista che possa aiutarti a ridisegnare con più chiarezza il tuo malessere a oggi, comprendendolo rispetto alla tua storia. Sceglilo sulla base dell’accoglienza che sperimenti incontrandolo, che sia un medico psicoterapeuta o uno psicologo.
    Qualora si valutasse l’opportunità di un supporto farmacologico lo psicologo attiverà le collaborazioni necessarie.
    Hai accennato alla malattia di tua madre. Verifica che nella struttura che è in cura vi sia il team per il supporto psicologico del familiari: anche questo è un modo per attivare vettori sani per la costruzione del tuo benessere e della tua autostima.
    Rimango disponibile per ulteriori chiarimenti.
    Stefania Vinci

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