Questo argomento contiene 2 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da dr. Federico Baranzini dr. Federico Baranzini 2 anni, 2 mesi fa.

Minaccia di TSO per due parolacce

    Buongiorno, sono Antonella, ho una tetraparesi spastica e vivo in una casa famiglia.

    Non so a spiegare tutta la storia, perchè non è questo che mi interessa, chiedo anche scusa della sezione non corretta in cui ho messo la domanda, ma una apposta di etica della psichiatria non c’era….
    Chiedo il favore di parlare specificatamente con uno psichiatra, perchè l’etica psicologica la conosco un po’ meglio….
    La questione è questa: per motivi che non sto a specificare, lo scorso settembre sono scappata da casa mia (e non ho intenzione di tornarci per nulla al mondo)e sono andata a vivere in una Casa-Famiglia.
    Adoro i miei compagni, su quattro educatori ho un ottimo rapporto con i due maschi, sufficiente, con punte verso l’alto e verso il basso con le due femmine, discreto con il Coordinatore.
    Il problema che nasce con le due donne è che, talvolta, ci tengono tantissimo a far “filare” gli utenti, mostrando il loro potere su di noi: frasi all’ordine non dico del giorno, ma del mese sono:”tu sei un’utente, questo non ti riguarda, non è il tuo ruolo, qui si fa così, perchè lo dico io”!
    Allo scattare di queste frasi io urlo parolacce e rispondo pan per focaccia: PRECISO PERò,GIURANDOLO ALLO PSICHIATRA CHE MI RISPONDERà, CHE FISICAMENTE NON HO MAI FATTO DEL MALE A NESSUNO, MAI BATTUTO NEPPURE UN PUGNO SUL TAVOLO.
    So che, a volte, spavento i miei compagni e me ne pento non sa quanto, ma il più delle volte, paradossalmente “sbotto” per difendere loro e non me.
    Sì, ve lo confesso: sono Psicologa e Psicoterapeuta, quindi a volte ritengo di saperne di più sull’handicap di tre OSS e una quasi OSS, che, di fatto fanno gli educatori di gente con disturbi mentali, con un solo anno di preparazione (una, solo alcuni mesi), confesso che, a volte non resisto, intervengo, si arriva alle scenate, poi mi pento, buona un mese, poi via di nuovo….
    Arriviamo alla Psichiatria: tira e molla, sotto ricatto,(psichiatra o casina) sono stata spinta a fare una visita (prima visita) di valutazione l’8 di giugno (ne ho un’altra il 30.
    Chiedo di entrare senza Coordinatore: la psichiatra mi sembra fantastica, comprensiva e tutto, mi dice: “non siamo ancora nel campo della patologia psichiatrica, ma del disagio psicologico, ti metto in lista per la psicoterapia….. ” Penso tra me è una donna fantastica….
    Per par condicio giustamente poi fa entrare il mio Coordinatore: lui le parla dei miei “show”, così li chiama lui, lei mi propone un farmaco, io lo rifiuto e il Coordinatore se ne esce con: “Sì, la Dottoressa ti ha detto che puoi anche rifiutare, ma sappi che, se succede ancora quello che è successo due settimane fa io la chiamo, faccio chiamare l’ambulanza e vedrà lei se farti un T.S.O. o meno.
    Lei mi chiede cosa sia successo ed io ammetto di avergli urlato in faccia:”Schifoso venale”!, davanti ai miei compagni, il perchè non sto a spiegarlo a voi, ma a lei l’ho detto.
    Qui entra, secondo me, in gioco, l’etica degli psichiatri: io, che ne ho conosciuti tre come alunna, ho imparato da loro che una giornata in cui si fa un T.S.O. è una giornataccia anche per loro…. quindi mi sarei aspettata che una Psichiatra, tra l’altro bella dentro come mi era sembrata lei, a sentire un Coordinatore minacciare una di T.S.O. per due parolacce urlate gli desse una girata che la metà basta: sul fatto che voi psichiatri non siete gli uomini neri con cui spaventare i bambini, che non ci state ad essere trattati così, che il vostro è un lavoro serio, pesante e merita rispetto….
    Invece sorpresa: la “lavata di testa che la metà basta” me la sono presa io….. “le regole ci vogliono, non è una giustificazione non alzare le mani, sei a un passo dal patologico (un quarto d’ora prima non ero nel campo della psichiatria, però….boh) con umiltà intervengo: “va beh, mi scusi, però il T.S.O…… e lei durissima nei toni: “sa quando si comincia a percorrere una certa china o si accetta subito di farsi aiutare anche con dei farmaci o se no si sa dove si comincia, ma non dove si finisce, non c’è da escludere niente eh?” cosa? io, giusto perchè ho sentito un tono durissimo, che non era suo fino a 10 minuti prima, ma ho visto anche uno sguardo imbarazzato, interrogativo, come a dire: “cosa faccio ? guardava ora me ora il Coordinatore, sempre più stanca, ho accettato uno XANAX 0,50, a patto che decida io quando e se ho bisogno di prenderlo, ma non so più chi ho davanti e pensavo che la Psichiatria fosse una scienza troppo seria per proporre farmaci alle cattive ragazze, che dicono parolacce a voce alta, quando si arrabbiano….
    In più ho troppo rispetto per la categoria, per le vostre Vigilie di Natale saltate, per salvare utenti in crisi emergenziale, per pensare che sia corretto che una psichiatra si lasci usare “impunemente” da un Coordinatore come “spauracchio e castigatore ufficiale di utenti “discole”…. eppure la Dottoressa non sembrava proprio sottrarsi a ciò…. anzi….
    Lei che ne pensa ?


    Salve! A completamento del mio post precedente, altra stranezza che sinceramente non capisco:dato che ho dovuto fare la visita psichiatrica sotto “ricatto”, volevo almeno farla con lo psichiatra che segue mio fratello autistico, persona straordinaria dentro: niente da fare, lui non ha voluto, perché ha avuto motivo di arrabbiarsi troppe volte per altri casi, con operatori che non sono i miei, ma provengono dalla stessa cooperativa.
    Nonostante ciò, non mi ha mandato da una psichiatra a caso: la Dottoressa che mi ha fatto il colloquio me l’ha scelta lui, non solo mi ha detto che è la collega che più stima tra tutti, ma addirittura si frequentano pure come amici.
    Torniamo alla mia visita: dopo il “predicozzo” di lei, nato dal T.S.O., la dott.ssa chiede gentilmente di assentarsi per bere: rimaniamo soli 15 minuti io e il Coordinatore di Comunità. Appena lei torna non fa in tempo a sedersi di nuovo che bussano… è lo psichiatra di mio fratello: “volevo avvisarti della riunione… mi vede: “posso salutare questa meraviglia? Mi dà una pacca sulla spalla, il mio coordinatore è presente e lo psichiatra di mio fratello non lo conosce! Il nuovo entrato si rivolge alla collega e comincia a tessere le mie lodi, lei lo interrompe brusca al cubo: “Beppe, torna al tuo lavoro, tu non sai che combinano certe meraviglie, non meritano le tue lodi, non ti augurerei di averle come pazienti e tu sei in ritardo con la relazione di F. Lui: “Ti ha fatto arrabbiare Grazia, vero? Beh, caratteraccio, ma un bacio sulla guancia Antonella se lo merita lostesso, me lo dà e se ne va, nell’ uscire si volta e dice :”ah, Grazia, ho saputo che fanno la torta in mensa, mangiamo insieme, la prenoto anche per te, che fa tornare il buon umore!
    Stranezze: sono amici e lei quasi lo butta fuori dallo studio, davanti agli sconosciuti? Lui è stato quasi cacciato e vuole andare a mangiare insieme a lei? lei, nella prima parte del mio colloquio, mi sembrava assolutamente di buon umore… se effettivamente non mi augurasse al collega come paziente, glielo dirwbbe in faccia a me e davanti al mio coordinatore? E se lei fosse stata davvero di pessimo umore, lui gliel’avrebbe fatto notare in studio, davanti a chi riceve? Quando lei gli ha fatto capire di piantarla,lui si sente in diritto di darmi comunque un bacio sulla guancia, dicendo che me lo merito? Boh!!! Messaggio concordato in codice per il mio coordinatore? Non capisco!

    Grazie ! scusi la lunghezza
    Un abbraccio a chi lavora sodo come voi
    Antonella

    Risposta
    Dr.ssa Federica Serafini

    Gentile Antonella, mi spiace per il tempo trascorso e per il fatto che nussuno psichiatra ti abbia risposto… Io non ti rispondo solo come psicoterapeuta, ma ti rispondo anche come Coordinatore di una struttura come quella in cui stai vivendo…
    Da ciò che dici mi sembra che tu non prenda in considerazione due cose… La prima è che come ospite in una struttura, purtroppo, nonostante le tue competenze e la tua intelligenza, tu debba essere trattata per giustizia come gli altri e come gli altri purtroppo dovresti rispettare gli educatori, più o meno competenti, con cui hai a che fare proprio per il bene comune e perché non credo ci sia bisogno di dirti quant’è importante l’equipe in un lavoro come il loro….
    Rispetto all’incontro con la psichiatra ciò che non prendi in considerazione invece è che se tu sei l’ospite e lei viene pagata dalla struttura, deve in qualche modo rispondere alla casa famiglia e al suo coordinatore come succede in un qualsiasi contratto a tre mani in cui non è il paziente a pagare il professionista…
    Mi chiedo… Ha scelto liberamente di andare lì… Nello stesso modo può anche scegliere di cambiare struttura? Come vanno ora le cose?
    Il mio augurio è che in questo periodo la sua situazione e lei si sia rasserenata e che la psicoterapia sia iniziata in modo da avere una valvola di sfogo esclusivamente sua.
    In bocca al lupo!
    Dott.ssa Federica Serafini

    Risposta
    dr. Federico Baranzini

    Buongiorno Antonella

    le rispondo come Psichiatra e come psicoterapeuta.

    Dal punto deontologico trovo non corretto (e inutile) minacciare un TSO nè utilizzare il TSO come arma di ricatto.
    Un TSO nasce da condizioni sanitarie non prevedibili (solitamente) che richiedono l’esercizio di un temporaneo e coercitivo intervento medico finalizzato al ripristino di un minimo di collaborazione da parte del paziente e al superamento delle condizioni psicopatologiche di acuzie che lo hanno generato.

    Ma non posso anche farmi alcune domande sul suo atteggiamento che traspare del racconto e sulle vicende personali che racconta. Cosa l’ha spinta a “fuggire” di casa nonostante la sua grave patologia motoria? Come ha fatto a “fuggire” ? Immagino con l’aiuto di qualcuno, no?

    Voglio dire, mi pare che vi sia nelle vicende che ha riferito una questione “sua” di fondo che rischia di non essere colta (forse anche da lei), circa la difficoltà e l’ambivalenza del dipendere dagli altri. Specialmente per chi come lei è portatrice di una così evidente e grave “diversabilità”. Necessità irrinunciabile o limitazione castrante?

    Qui non c’entra essere o meno sensibili, o psicologi, ma il rapporto che lei come persona e paziente intrattiene con la sua diversità che l’ha (purtroppo) resa così esposta alla questione umana della inter-dipendenza.

    Cordiali saluti

    Federico Baranzini

    Risposta
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