Questo argomento contiene 3 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Titti 2 mesi, 3 settimane fa.

Madre anaffettiva

    Buongiorno a tutti,
    ho scelto un titolo che descrive solo in parte il complesso rapporto che ho con mia madre.
    Premetto che sono diventata mamma da pochi mesi a mia volta. Avevo letto che spesso l’esperienza della propria maternità mette in luce e in discussione anche aspetti del proprio rapporto con la madre, e per me in effetti è stato esattamente così. Prima di diventare mamma infatti credevo di avere un buon rapporto con mia madre, sapevo che è una persona un po’ fredda ma condividendo con lei pochi interessi, e vivendo altrove, il mio rapporto con lei mi sembrava soddisfacente. Diventando mamma sono accadute due cose: la prima è che mi sono letteralmente innamorata di mia figlia. La adoro, mi sento davvero come fossi sempre nella fase iniziale, magica e stupenda di un innamoramento. La seconda è che mi sono tornate in faccia tutte le aspettative che avevo verso mia madre. Credevo infatti che si sarebbe sentita un minimo partecipe della cosa, credevo che sarebbe stata entusiasta della bimba, che l’avrebbe coccolata e viziata come mediamente credevo facessero tutte le nonne del mondo. In realtà nulla di tutto questo è avvenuto. I primi mesi si è tenuta alla larga dalla bimba, e quando le ho chiesto i motivi mi ha detto che non le sono mai interessati i neonati, li trova noiosi. Mi ha regalato delle cose che le ho chiesto esplicitamente, nulla di più. Per il resto, mi ha rassicurata sul fatto che al mio rientro al lavoro l’avrebbe tenuta, e in effetti lo sta facendo, ma ha preso la cosa come un lavoro, non come un piacere. Per capirci, non vedo l’affetto, e se penso a quello che io provo per mia figlia mi rendo conto che non solo non vedo nulla del genere verso mia figlia da parte sua (e ci si può stare, è solo una nonna) ma non l’ho mai visto verso di me. Insomma ho fatto un’amara scoperta: questa magia che io provo verso mia figlia, non l’ho mai sentita da parte di mia madre verso di me, meno che mai la sento ora. Aggiungo poi che ho una sorella quasi coetanea che vive con mia madre perché purtroppo non riesce a dare un senso alla sua vita: non ha finito gli studi, non ha relazioni, non lavora e non l’ha mai fatto (ha 36 anni). Io sono convinta che molti dei problemi di mia sorella derivino dall’educazione ricevuta da nostra madre: infatti io sono stata sempre spinta a fare, mia sorella invece è stata protetta fino all’inverosimile, e oggi purtroppo ne paga le conseguenze. Confrontandomi con mia madre in questi mesi mi ha detto delle cose che mi hanno sempre più amareggiata. In pratica, non vuole spendere soldi per mia figlia, perché posso pensarci io e non ho bisogno di nulla, mentre lei deve dedicarsi completamente a mia sorella. Anche su questo rimango malissimo; sentirmi dire che non può comprare una tutina a mia figlia perché mia sorella di 36 anni ha la priorità mi ferisce. Devo premettere che mia madre è una persona definibile benestante, e che io e mio marito abbiamo un buon lavoro, e se non avessimo un mutuo enorme sulle spalle potremmo definirci anche noi benestanti. La situazione quindi è questa: mia madre mantiene a casa sua mia sorella, in tutto e per tutto, io sono fuori casa da 10 anni, lavoro 10 ore al giorno, pago il mio mutuo e non ho mai chiesto nulla per me, mi sarei aspettata da mia madre che offrisse un aiuto economico per la bambina, o qualche regalino di tanto in tanto, qualunque cosa che me la facesse sentire vicina a me nell’affrontare questa nuova responsabilità, invece mi ha fatto capire che il suo obiettivo è risparmiare più denaro possibile per permettere a mia sorella di mantenersi senza lavorare quando lei non ci sarà più. Mi sento delusa e amareggiata, trovo profondamente ingiusto il comportamento di mia madre, mi sento come se mi avesse ripudiata come figlia e senza che io abbia mai fatto nulla di male, e ci rimango ancora peggio visto che i suoi piani hanno anche un risvolto su mia figlia, che viene privata dell’affetto e del sostegno economico di una nonna in nome di un assurdo piano di mantenimento di una donna adulta e potenzialmente in grado di lavorare come tutti. Cosa posso fare per superare quest’amarezza? Come posso convincere mia madre che i suoi propositi sono oltre tutto sbagliati, in quanto non è corretto pensare di far vivere mia sorella del denaro messo da parte da lei, senza che debba cercare un lavoro come tutti? Io voglio bene a mia sorella, ma il comportamento di mia madre la danneggia, oltre tutto: infatti essendo stata profondamente viziata ha un’enorme difficoltà ad accettare di dover lavorare per vivere, e lei stessa è profondamente infelice. Grazie a chi vorrà darmi dei consigli.

    Risposta
    dr.ssa Francesca Chiara Pellini

    Buongiorno Asinochecorre, sono costretta a darle certamente una risposta un pochino deludente: non si possono cambiare gli altri, la Psicologia può solo servire a lavorare su noi stessi.
    Certo, trovo abbastanza naturale che, se prima ha cercato di rimuovere il dolore per determinati atteggiamenti di sua madre nei suoi confronti, non pensandoci e vivendone lontano, ora, la nascita della sua bimba abbia quasi forzatamente fatto venire a galla ciò che prima era rimasto “rinchiuso” nell’Inconscio, diventare madri fa confrontare con il modello di madre che più si ha presente alla mente: quello della propria madre, la persona può scegliere, di volta in volta, di imitarlo, di distanziarsene del tutto, o di prenderne alcuni aspetti e rifiutarne altri, come, di solito, si fa.
    Questo, purtroppo è tutto quello che si può fare, l’amore dei nonni, per una bambina, è indubbiamente un dono prezioso, ma non si può imporre l’amore a nessuno.
    Sarebbe utile che lei intraprendesse una Psicoterapia, preferibilmente ad indirizzo psico-dinamico, con l’obiettivo di superare i sentimenti negativi, derivanti dal sentirsi meno considerata, rispetto alla sorella e trascurata dalla mamma.
    Probabilmente sono sentimenti ampiamente giustificati dal contesto ambientale in cui è vissuta, ma concentrarsi eccessivamente su questi e rimuginare, nella fase della vita che adesso Lei sta vivendo, secondo me, avrebbe come unico ed inevitabile risultato quello di sottrarle numerose energie, che potrebbero invece essere molto più proficuamente utilizzate nella costruzione di un caloroso ed appagante rapporto con sua figlia.
    Sono più che certa che lei per prima voglia assolutamente evitare che accada quanto ho descritto, ecco perchè le sto consigliando una Psicoterapia.
    Colga il buono che la mamma le offre, senza paragoni che avvelenano dentro: almeno le tiene la bambina, non è da escludere che, col tempo, grazie alla frequentazione assidua ed allo sviluppo delle capacità della bimba, anche il rapporto tra le due diventi più “caldo” (attenta, però, che in questo caso Lei potrebbe anche sviluppare una gelosia inconscia verso sua figlia, che forse otterrà dalla nonna ciò che Lei nemmeno si sognava di ottenere dalla mamma, anche in questo senso la Psicoterapia potrebbe rivelarsi utile.)
    Vuole favorire il rapporto tra tre generazioni ? dovrà mostrarsi più aperta e meno risentita nei riguardi della mamma, se no ne risentiranno anche le relazioni nonna-nipotina, la terapia suggerita dovrebbe “smussare” il suo rancore interiore e catalizzare le distensioni nei rapporti.
    Crei inoltre occasioni di incontro piacevoli tra la nonna e la bimba, che vadano al di là del semplice dovere di tenergliela per lavoro; ad esempio scatti foto buffe alla bimba e poi le spedisca alla nonna, inviti la nonna a pranzo come ospite la domenica, durante il pranzo giochi Lei con la bimba, magari le verrà voglia di intervenire, senza che questo le venga esplicitamente richiesto, ma, se non succede, non se ne abbia a male.
    Soprattutto non dia mai l’impressione di ritenere che la piccola debba avere qualcosa dalla nonna, come dovuto più sua madre si sentirà costretta a dare, più, per difesa, si allontanerà e sua figlia la perderà, non chieda alla nonna cose che servono a sua figlia, se non dopo sua esplicita richiesta.
    Del resto le responsabilità di educare e provvedere ai figli sono dei genitori, i nonni stanno con i nipoti solo se c’è il piacere di farlo, non hanno obblighi giuridici (morali sì, ma ognuno risponde alla sua coscienza).
    Riguardo a sua sorella avrebbe ragione Lei, ma a nessun genitore piace sentirsi dire come dovrebbe educare un figlio e gli errori che eventualmente ha fatto e sta facendo, neanche da un altro figlio, se insisterà su questo argomento, la mamma, probabilmente, prenderà sempre più le distanze da Lei e, di conseguenza, dalla bimba.
    Ne vale la pena ? o è meglio lasciar perdere e concentrarsi su sua figlia, tanto non può educare anche sua sorella.
    Prevedo che, data la sua età, ormai adulta, sfortunatamente, sia lei che la mamma difficilmente cambieranno stile di vita.
    In bocca al lupo, mi riscriva, se ne sentisse il bisogno.
    Grazie della sua fiducia.
    Dott.ssa Francesca Chiara Pellini
    Dott.

    Risposta

    Buongiorno dottoressa,
    innanzitutto grazie per la sua attenzione e l’analisi che ha fatto.
    I suoi consigli sono in linea con quello che mi aspettavo: l’unica persona su cui posso influire direttamente sono io stessa, e la cosa migliore che posso fare è certamente cercare di vivere il presente limitando i danni del passato.
    Sento anche io, da tempo, l’esigenza di fare una psicoterapia, proverò a informarmi nella mia città.
    Purtroppo insieme alla gioia della maternità sono comparse difficoltà relazionali con tutte le persone che ho intorno, con tutti gli affetti più stretti, e forse non a caso. Vorrei tirare una riga e non aver nulla da chiedere a nessuno, vorrei non avere nessuna aspettativa, potermi basare solo su me stessa. Ma averne consapevolezza non equivale a riuscire. Vorrei:
    – che mia madre si ponesse alle mie spalle come sostegno emotivo, pratico, economico ricordandosi di avere 2 figlie, non 1.
    – che mio marito fosse solidale con me nella vita quotidiana, che capisse le mie difficoltà nel conciliare famiglia e lavoro, che mi trattasse con il riguardo che aveva da fidanzati e che sembra svanito, lasciando il posto a una lista di “ordini” e cose che da fare
    – che mia sorella si assumesse la responsabilità di se stessa e della sua vita, invece di attribuirla a chiunque le capiti a tiro, rimanendo poi di fatto inerte e piena di rabbia verso il prossimo, me in primis, colpevole di “farmi i fatti miei” mandando avanti la mia vita come meglio posso e abbandonando lei al suo “destino”.
    – che mia suocera si rassegnasse al fatto che mio marito ha 41 anni e che mi ha scelta come compagna per la vita da 8, a casa nostra le decisioni le prendiamo io e lui sulla base del nostro comune sentire, non del suo.
    Mi sento enormemente sola. Mi chiedo se sono l’unica a vivere tutti i rapporti in modo così conflittuale…e anche se una psicoterapia può aiutare a viverli davvero più serenamente.

    Risposta

    È follia pura assecondare un comportamento deleterio della madre che permette tale abuso alla figlia di 36 anni che non vuol lavorare perché c’è qualcuno che la mantiene. Assolutamente sono in pieno disaccordo con la dottoressa e credo che il comportamento della madre sia deleterio per entrambe le figlie perché non fa altro che alimentare un profondo solco tra le due sorelle che finirà per separarle completamente. Non esistono figli di serie A e figli di serie B. L’accudimento dovrebbe essere egualitario e ripartito in modo più possibile equilibrato fra tutti i figli. Oltre a deresponsabilizzare completamente la figlia nullafacente non le da nemmeno una dignità.

    Risposta
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