Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da dr. Federico Baranzini dr. Federico Baranzini 1 anno, 8 mesi fa.

Lui e i suoi genitori

  • Violet

     

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    Buongiorno,

    sono una ragazza di 27 anni e vorrei esporVi un problema e chiederVi consigli a riguardo.

    Prima però, per completezza, sono necessarie alcune premesse e sperando di riuscire ad essere abbastanza chiara, chiedo scusa in anticipo se dovessi dilungarmi troppo.

    5 anni fa mi sono trasferita a 800 km di distanza dalla mia famiglia per portare a termine i miei studi universitari che avevo interrotto, dopo un anno mi sono fidanzata con un ragazzo splendido che ho conosciuto nella mia nuova città, ci amiamo molto e da 3 conviviamo … a casa dei suoi.
    Lui è più grande di me di 3 anni, è economicamente indipendente dai suoi ed è figlio unico.

    Al contrario, io dipendo ancora dalla mia famiglia, e sono a 2 esami dalla laurea.
    Nel frattempo, 3 anni fa ho perso mia nonna a cui ero davvero molto legata e che non sono riuscita a “salutare” per via della mia lontananza. E ancora, pochi mesi fa, ho perso anche mio padre, dopo 2 anni di sofferenze per tutti noi. Ma almeno lui ho potuto “viverlo” in quanto ho raggiunto mia madre e i miei fratelli nelle sue ultime settimane di vita. Detto ciò, ritornando al mio fidanzato e me, dacché ci siamo fidanzati, fin da subito iniziato a parlare di matrimonio e di sistemarci in una casa tutta nostra, a patto che prima io terminassi gli studi (condizione dettata da lui con valide ragioni da me accettate) .

    Riguardo invece al mio rapporto con i suoceri, è discreto, anche se alcune cose non le comprendo e non le condivido. Con il papà c’è un rapporto quasi formale (ma questo dipende dalla sua e mia chiusura caratteriale) e con la mamma un rapporto di tacito accordo della serie “cerchiamo di non litigare”. Non posso quindi dire, in tutta onestà, che ci sia amore o affetto tra me e i miei suoceri, ma ci tolleriamo vicendevolmente per amore del figlio.
    Potrei fare un lungo elenco delle volte in cui non ho potuto esprimere il mio parere per non offendere o mi sono sentita trattata come una “ragazzina” perché tacitamente (e non) sottolineano che loro ne sanno molto più di me in tutto (anche nelle cose che ho studiato, testato, provato e abbondantemente sperimentato) o di quante volte ho cercato di ottimizzare risorse e tempi nella gestione delle faccende di casa (cose che ho imparato vivendo da sola per più di 10 anni!).
    E tengo a precisare che in ognuna di queste occasioni la reazione da parte loro (e soprattutto di mia suocera) è stata o tenermi il muso perché offesa (di cosa!? il mio è un atteggiamento sempre propositivo, mai critico) o strani sotterfugi per farmi fare le cose come piace a lei.
    Ovviamente non ritengo corretto dover stravolgere le loro abitudini, benché non conformi al mio punto di vista, ma racconto tali cose per darvi un idea del mio stato d’animo.

    Mi sono resa conto infatti di non sentirmi più “viva” già da un paio d’anni, perché non riesco ad esprimere me stessa e mi sento svalutata come donna. Mi sento deturpata dal mio ruolo di compagna, di “aiuto convenevole” per il mio futuro marito. Mi sento una donna intrappolata negli indumenti di una ragazzina. Sento la mancanza della mia famiglia e ho il cuore dilaniato dall’assenza di mio padre. Non sono infelice o depressa, ma mi sento in gabbia e ne vorrei uscire.

    Ho cercato di far capire, in parte, questa mia condizione al mio fidanzato, proponendogli comunque di prendere subito casa e sposarci in breve anche se ancora non sono laureata, ma lui è convinto che se ho iniziato questo percorso, devo concludere per dimostrare coerenza, cosa che lui vorrà che io insegni ai nostri figli… Io sono d’accordo, ma sento la necessità di una pausa “mentale”, di cambiare “aria”.
    Lui pensa che a me non manchi niente perché a lui non manca niente e soprattutto per lui non è cambiato niente perché se prima aveva “mammà” che si prendeva cura di lui, adesso ha la “comodità” di avere anche la fidanzata che lo aspetta a casa e mi dice spesso che, in un certo senso, se non siamo sposati è colpa mia e che in questo io lo ho “ferito” perché inizialmente le previsioni erano che io mi laureassi molto prima.

    Pertanto, quello che vorrei chiederVi, è un parere sulla mia situazione e dei consigli produttivi che mi consentano di affrontare questo ostacolo e andare avanti.
    Fiduciosa, ringrazio in anticipo e saluto con affetto.

    Risposta
    dr. Federico Baranzini

    Cara Violet

    non bisogna essere psicologi per comprendere che lei non sta più bene in quella situazione e che aspetta solo che qualche cosa succeda (finalmente una bella litigata?) o qualcuno glielo faccia notare. Forse non ha il coraggio di ammetterlo fino in fondo a sè stessa.

    Se si sente imprigionata, perchè persiste? E’ evidente che il suo fidanzato (suo?) non prova disagio e anzi sembra aver trovato un incastro magico tra mamma e promessa sposa (ma anche vittima designata per confermare il predominio dell’insuperabile madre).

    Cosa altro c’è da aggiungere?

    Auguri

    Federico Baranzini

    Risposta
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