Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da dr.ssa Francesca Chiara Pellini dr.ssa Francesca Chiara Pellini 4 anni, 10 mesi fa.

Sono italiana e la sua famiglia non mi accetta

    Buonasera,
    Sono una ragazza di 18 anni e da 2 e mezzo sto con il mio ragazzo di 20.
    La mia situazione è davvero complicata e ormai insostenibile per me. Già dall’inizio della nostra storia mi ha dato modo di non fidarmi di lui e questa cosa non è cambiata nel tempo, ma nonostante questo abbiamo superato tutto insieme. Ogni volta che ci lasciavamo tornava da me piangendo e supplicandomi di perdonarlo.
    Il problema principale sono le nostre litigate; sembra banale dirlo ma è proprio così. Sia da parte mia che da parte sua volano sempre insulti pesantissimi detti apposta sapendo di ferire l’altro e alcune volte siamo arrivati addirittura alle mani (non in modo pesantissimo). Siamo due persone estremamente dolci quando stiamo bene ma aggressive quando discutiamo.
    Lui è cresciuto in una famiglia inadeguata che non gli ha dato amore e che non vuole la felicità del proprio figlio infatti, la maggior parte delle litigate sono perchè non può quasi mai rispondere al telefono altrimenti ci scoprirebbero e perchè dobbiamo vederci di nascosto visto che la sua famiglia non mi accetta essendo io italiana e lui di un’altra nazionalità.
    Il nostro problema o meglio il suo è che non riusciamo ad esprimerci come vorremmo.
    Quando gli chiedo di parlarmi e di chiarire la maggior parte delle volte mi dice che sono pesante e che non devo stargli addosso. Lui ha avuto un’infanzia abbastanza difficile e sicuramente non allegra e addirittura alcune volte quando litighiamo e il torto marcio sta dalla sua parte mi sento terribilmente in colpa e lo giustifico pensando che forse se è così è per colpa della sua famiglia.
    Ora io non capisco se sia possibile che in 2 anni e mezzo 6 giorni su 7 piango.
    Ho pensato a una terapia di coppia ma purtroppo non ne abbiamo la possibilità economica e lui non accetterebbe mai, per questo ho provato a scrivere a voi sperando in risposte che possano farmi capire cosa fare per migliorare la nostra situazione; è l’ultima speranza che ho.
    Grazie in anticipo.

    Risposta
    dr.ssa Francesca Chiara Pellini

    Buongiorno Anna, credo che questa situazione richieda almeno una riflessione profonda:
    Intanto anche Lei ammette di dire, a volte, delle cose, solo per ferire lui, come mai sente il bisogno di farlo ? poi dovrete rendervi conto che, anche se state bene, quando non ci sono conflitti, la quotidianità è fatta anche di discordie, di impegni e decisioni da prendere, anzi, se la coppia andrà avanti e prenderà decisioni serie, con il trascorrere degli anni, man mano, interazioni basate u progetti seri, che richiederanno sempre più un confronto maturo su questioni più o meno complesse, prenderanno via via il posto dello stare insieme passionale e “mieloso”, tipico dell’innamoramento, che adesso sembra essere l’unico momento in cui entrambi vi sentite davvero appagati.
    Come farete ad affrontare insieme situazioni varie e, a volte, anche complesse, se entrambi non condividete almeno lo scopo di imporvi come obiettivo di coppia un “no” deciso alla violenza, alle frasi dette solo per ferire l’altro e una crescita quotidiana nel rispetto reciproco, al di là del motivo degli screzi ? A costo di sembrare pesante, deve proporre questa meta anche al suo compagno, se, ogni giorno non notate di fare almeno dei passi avanti per raggiungerla, vi consiglio di lasciarvi, nessun rapporto che accetti e dove sia giustificata la violenza può portare al benessere, non ci si può assolutamente accontentare di qualche momento soddisfacente.
    Chieda al suo compagno se la ama, al di là di quello che, di lei, pensa la sua famiglia, perchè quello che conta è la coesione di coppia: se la coppia si ama, si rispetta e si stima reciprocamente, allora avrà la forza di affrontare le difficoltà create dalle rispettive famiglie d’origine e dall’appartenenza a culture diverse, ma, nel vostro caso c’è il rispetto, la stima, la condivisione di almeno alcuni valori di fondo ? o c’è solo attrazione fisica e l’eccitazione legata alla curiosità di stare con uno/a che appartiene ad un mondo nuovo e diverso da quello conosciuto ?
    Vi consiglio di porvi seriamente queste domande, prima di decidere se proseguire la storia o troncarla.
    Non dubito che il suo compagno abbia sofferto, è bellissimo che Lei lo comprenda, ma deve anche ricordarsi che un rapporto d’amore funziona, se si trova una persona da amare e da cui essere amati, se invece si tenta di “salvare” una persona dal dolore, poi non si ottiene quasi mai dall’altro la gratitudine a cui inconsciamente si aspira, con il risultato di inabissarsi sempre più in una spirale di dolore e delusione
    Il suo “lui”, vedendo che lei lo giustifica continuamente, potrebbe sentirsi le spalle sempre più coperte e tentare sempre più frequentemente di prevalere su di Lei con la sopraffazione e la violenza, più questa dinamica relazionale dura, più sarà poi difficile liberarsene.
    Occorre che al suo partner vengano posti, da subito, limiti chiari, che lei gli “dica”, con tutta se stessa, col suo modo di comportarsi e di essere, non solo con le parole, che lo capisce, ma non tollera assolutamente di essere prevaricata con prepotenza, neanche con piccoli gesti agressivi.
    Naturalmente, poi, dovrà stare attenta ad essere altrettanto delicata Lei.
    Mi permetta una domanda: il compagno è di cultura islamica ? non lo chiedo per razzismo, ma perchè è risaputo e sarebbe ipocrita negarlo, che, in quel contesto culturale, le donne sono, più che da noi, considerate un possesso del maschio, potrebbe succedere anche da noi, ma qui, almemo, la società formalmente “condanna” questo, là invece la situazione è legittimamente accettata dai più e pochi “avanguardisti” stanno cercando un cambiamento, ma con notevoli difficoltà.
    Se una donna europea si mette con un islamico, per far funzionare il rapporto devono succedere due cose: o lei accetta una sottomissione al maschio molto più alta di quella a cui normalmente si è abituati in Italia o lui dovrà compiere una svolta radicale nelle sue concezioni del ruolo femminile, con conseguente malcontento della famiglia d’origine o un po’entrambi gli aspetti.
    Pensate di farcela davvero ?
    Forza ! grazie e resto sempre a Sua disposizione !
    Un caloroso saluto.
    Dott.ssa Francesca Chiara Pellini

    Risposta
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