Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da dr. Federico Baranzini dr. Federico Baranzini 5 anni, 10 mesi fa.

Genitori e Figli. Separarsi?

    Buongiorno,

    mi presento: sono una ragazza di 28 anni, sono mamma da poco più di un anno e mezzo e lavoro all’estero da 10 mesi.
    La ragione che mi spinge a scriverLe è proprio il mio attuale status di madre lavoratrice all’estero.

    Cercherò di raccontare la mia storia nei minimi dettagli ma essendo il più breve possibile.

    Tutto è iniziato a settembre 2010 quando i miei genitori hanno deciso di separarsi dal momento che mia madre venne a conoscenza di una relazione che mio padre aveva con un’altra donna.  Questa decisione di separarsi fu una doccia fredda per me in quanto inaspettata e in quanto persona che vede la famiglia come primo valore in assoluto e che tra l’altro considerava la propria una famiglia perfetta.  In quello stesso periodo avevo appena trovato il mio primo vero lavoro e allo stesso tempo ero alle prese con la mia laurea imminente.

    Al lavoro ricoprivo la mansione di commerciale estero e in particolare, dopo solo 3 settimane di lavoro mi venne affidato il primo cliente straniero il quale venne nella nostra azienda per concludere un affare e per il quale dovevo fungere da interprete.  Quest’uomo era messicano e da subito si è mostrato molto socievole, aperto e giovanile, talmente giovanile che chiese al mio datore di portarlo in giro in discoteca la sera dopo cena. Ovviamente il mio datore si rifiutò di portarlo in giro ma chiese a me di farlo al suo posto e io, appena arrivata in azienda, non volendo da subito oppormi e creare dissapori nelle relazioni con il mio datore e i miei colleghi, accettai di portarlo con me e i miei amici.

    Tra noi nacque un’amicizia. In quel periodo non me la passavo affatto bene per i motivi elencati precedentemente, ero stressata, nervosa, triste, agitata e ansiosa, ma la sua volontà di volermi dare una mano in qualche modo, mi tranquillizzava e mi faceva fidare di lui. Con il passare del tempo la sua amicizia si trasformò in qualcosa di più profondo al punto che si dichiarò apertamente pur vivendo in Messico e pur avendo una moglie e due bambini. Da subito cercai di farlo ragionare e fargli presente l’impossibilità di una relazione sentimentale, ma non si dette per vinto e a parole, a fatti e addirittura a regali, mi conquistò.

    Dopo qualche mese incontrai L. (maggio 2011) e tra noi nacque una relazione amorosa.

    Ne parlai al messicano il quale non voleva mollarmi e non voleva lasciarmi andare. Così continuò a chiamarmi quotidianamente facendo insospettire L., il quale un dì (precisamente il giorno del mio compleanno) decise di prendermi il cellulare di nascosto da me e sbirciare la mia privacy. Da lì scoprì che tra me e questa persona c’era più di una semplice amicizia, anche se constantemente scrivevo al messicano di lasciarmi vivere la mia relazione con L., dall’altra parte continuavo a rispondergli e a “dargli corda”, a volte mi scriveva cose con sfondo sessuale e io stavo al gioco.
    L. ovviamente rimase scottato, ma solo dopo che scoprì tutto capii di aver fatto un grave errore. Fortunatamente L. mi perdonò e dopo quell’episodio decisi di rompere i ponti definitivamente con il messicano. Ciononostante non si dette per vinto e allora continuò a chiamarmi trovando le ”fasce orarie” più sicure per farlo, ovvero quando era sicuro che L. non era con me. Non mi feci più trasportare da lui e ogni volta che rispondevo gli ricordavo che volevo vivere la mia relazione con L. in tranquillità, cercavo di fargli capire che doveva smetterla di chiamarmi e di farmi rischiare di mandare tutto a monte con L., ma tutto ciò non era sufficiente per farlo smettere. E anche se stavolta le mie intenzioni erano buone nei confronti di L., egli dopo qualche tempo scoprì tutto di nuovo, non si curò minimamente del fatto che cercavo di respingere questa persona che aveva solo arrecato danni alla nostra relazione, il solo fatto che gli rispondevo lo fece andare di nuovo su tutte le furie definendo la nostra una relazione danneggiata e dandomi della traditrice e della persona inaffidabile.
    Nonostante ciò, era terribilmente innamorato di me e io lo ero di lui e cercammo di guardare avanti e concentrarci su di noi, ma ad ogni litigio il mio comportamento e quello che era successo in precedenza con il messicano saltava fuori rendendo le cose ancora più complicate.

    Dopo 9 mesi di relazione, rimasi incinta di lui, ma il fantasma del messicano, nonostante stessimo per diventare una famiglia, tornava in continuazione in ogni discussione rendendo la nostra relazione tormentata e difficile.

    Ogni volta che qualche ragazzo mi scriveva anche unsemplice “come stai?” lui leggeva tra le righe un intrinseco provarci con me e ogni volta non sopportava il fatto che, per educazione, rispondevo. Pretendeva che rispondessi in malo modo a chiunque mi approcciasse mettendo in chiaro il mio status sociale con lui. Ma non rientra nel mio stile quello di rispondere maleducatamente alle persone per cui ho sempre scelto di rispondere educatamente (a volte sono arrivata a scrivere cose del tipo: ciao io tutto bene e tu? Scusami ma siccome il mio ragazzo è molto geloso, vorrei chiederti di non scrivermi più per non crearmi disagi con lui. Non te la prendere a male, so che capirai e non mi giudicherai per questo).

    La mia gravidanza non è stata del tutto semplice, dopo neanche 12 settimane ebbi due minacce d’aborto che mi costrinsero a smettere di lavorare e stare a riposo. Durante la gravidanza comunque cercai di aiutare nei limiti del possibile la mia azienda lavorando da casa. Addirittura mi venne chiesto di tornare al lavoro per una settimana per sostituire un collega in ferie e accettai di lavorare 3 giorni full time anziché una settimana in quanto mi sembrava troppo rischioso.
    Il secondo giorno di lavoro il mio datore di lavoro volle parlarmi e mi fece capire che avrebbe assunto una ragazza per tutto il tempo che me ne stavo in maternità e che se la ragazza assunta svolgeva bene il lavoro l’avrebbe confermata. Inoltre aggiunse che se non garantivo di tornare al lavoro subito dopo la maternità obbligatoria, mi avrebbe licenziata. Nel frattempo l’azienda cominciò a soffrire la crisi, al terzo mese di vita di mio figlio ripresi a lavorare ma trovai un ambiente completamente diverso: non avevamo commesse, mi erano state tolte le mansioni che ricoprivo prima della maternità, il clima che si respirava era teso e ogni volta che qualcosa non andava bene la colpa veniva attribuita sempre a me.

    Da lì cominciai a guardarmi intorno e a cercare altro, stanca di quell’ambiente e di essere maltrattata tutto il tempo senza motivo.  Mandai curriculum dietro curriculum a aziende di ogni tipo senza mai ricevere risposta, partecipai a concorsi comunali e statali ma nulla servì fin quando non venni a sapere di un Open Day che una famosa compagnia aerea teneva a Milano lo scorso aprile. Chiesi al mio compagno un parere e quando mi disse: “Se è ciò che vuoi, provaci!” mi sentii appoggiata e decisi di partecipare. Dopo due settimane la compagnia mi chiama dicendomi che ero stata selezionata tra i candidati ma prima di accettare l’offerta di lavoro mi presi alcuni giorni per ricevere consigli dalle persone a me più vicine.
    Ovviamente ero combattuta perché non volevo separarmi da mio figlio ma allo stesso tempo non potevo permettermi di non lavorare e non guadagnare ora che avevo un figlio a carico e pensavo che la compagnia aerea fosse un treno che passa una volta sola (non per tutti), pensai che un’azienda di quel calibro mi avrebbe dato più speranze in Italia, avrebbe accresciuto il mio curriculum a livello di esperienza, mi avrebbe aiutato a migliorare l’inglese, insomma mi avrebbe aperto più strade nel futuro in Italia, dunque per queste ragioni accettai l’offerta pensando: intanto provo, mi butto, se non ce la faccio torno in Italia, ma almeno ci avrò provato!

    Se prima mi sentivo appoggiata dal mio ex compagno anche se immaginavo che sarebbe stata difficile da accettare per entrambi, questa decisione si rivelò il fulcro di ogni problema nella nostra relazione.

    Dopo la mia partenza, il mio compagno cominciò a trattarmi male, a usare il bambino per piegarmi a suo piacimento, mi sono sentita dire cose orribili quali “sei la peggior madre del mondo”, “dove hai trovato il coraggio di abbandonare tuo figlio a soli 9 mesi?”, e cose del genere che non fanno altro che tormentare la mia mente, la mia quiete, aumentare il mio senso di colpa e farmi vivere in constante stato di ansia e infelicità. Io stavo malissimo ogni volta che mi diceva queste cose e comunque non me la passo bene a Dubai quando sono sola in casa perché soffro terribilmente di solitudine e la mancanza che sento del mio bambino aumenta all’ennesima potenza.
    A Dubai ho dovuto ricrearmi degli amici ex novo e ovviamente al mio compagno questa cosa non è piaciuta; in particolare non gli piace il fatto che abbia anche amicizie maschili in quanto ogni uomo con cui parlo è visto da lui come un possibile tradimento.

    Con il passare dei giorni le cose degeneravano al punto tale che ogni volta che mi connettevo su Skype, mi limitavo a chiacchierare con il mio bambino senza rivolgere la parola al mio compagno, tanta era la sofferenza che mi aveva allontanata da lui come anche lui si era allontanato da me.

    Risposta
    dr. Federico Baranzini

    Gentile Serena,

    quanto scrive lascia intuire che lei stia vivendo una vita infelice. Non sente di essere compresa e supportata dal marito con il quale ha rapporti tesi e conflittuali, si trova lontana dall’Italia e da suo figlio, ha dovuto lasciare un lavoro che le piaceva almeno originariamente e se ho ben compreso versa in condizioni economiche non facili.

    Tenuto conto della sua giovane età stupisce molto come sia riuscita a collezionare così tante situazioni ed esperienze di vita anche molto impegnative e gravose: il matrimonio, il figlio, lavorare all’estero… Mi chiedo se non vi sia nella sua persona una tendenza di fondo a “fare troppo” (e per chi? verrebbe da chiedersi vista l’infelicità) e velocemente come se, in qualche modo più o meno subconscio, desse la precedenza al “fare” piuttosto che allo “stare” (per esempio, in armonia e bene con sé stessa e con chi la circonda).

    Dice nelle prime righe di credere e di aver sempre creduto nella famiglia: ma dove è la sua famiglia? Per timore che si sfaldasse anche la sua (come i suoi genitori) ha provveduto ad anticiparne in parte la rottura? Come fa a tenere assieme la sua visione di famiglia con la separazione (precoce, se lo lasci dire) da suo figlio?

    Penso che debba riflettere molto su cosa vuole da sé e dalla sua vita: fare la mamma? la donna manager in carriera? l’amante? o la figlia “che non sbaglia un colpo” e non delude?

    Cordiali saluti

    Risposta
Rispondi a: Genitori e Figli. Separarsi?
Le tue informazioni:





<a href="" title="" rel="" target=""> <blockquote cite=""> <code> <pre> <em> <strong> <del datetime=""> <ul> <ol start=""> <li> <img src="" border="" alt="" height="" width="">

Risposta