Questo argomento contiene 2 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Rossa97 1 anno, 11 mesi fa.

Ho il forte dubbio di aver sbagliato strada molti anni fa.

  • DoraMaria85

    Salve a tutti!
    Scrivo qui, ma non so se si tratta della sezione corretta. In ogni caso, mi scuso in anticipo.
    Sono una ragazza di 29 anni e mi trovo ad attraversare un periodo di transizione complicato.
    Ho terminato gli studi. Mi sono laureata col massimo dei voti in scienze naturali (triennale) ed in biologia (magistrale).
    Non sono mai stata la ragazza che riusciva a dare quattro esami a sessione, per cui sono arrivata a concludere il percorso universitario in ritardo rispetto la media dei miei coetanei. In questi anni, però, ho sempre lavorato, cercando di essere utile.
    Quest’estate ho riflettuto su cosa poter intraprendere nella mia vita.
    Ho sempre desiderato provare la strada del ricercatore attraverso il dottorato di ricerca, ma ora non se sono più tanto convinta. Ho dubbi su dubbi.
    La notte non riesco a dormire e mettermi alla scrivania a studiare per il concorso (cosa che in passato mi dava soddisfazione), mi genera un forte stato di ansia.
    Devo dire che, durante questi anni universitari, non è stato tutto rose e fiori… Spesso ho avuto crisi di ansia e inadeguatezza riguardo quella che poteva essere realmente la mia strada, tant’è che ho allungato di un anno l’università per intraprendere la magistrale in biologia.
    Non credo di essere una persona portata per ciò che ha studiato…Penso di essere una persona con un profondo senso del dovere e con un certo interesse per le scienze, ma ho il forte dubbio di aver sbagliato strada molti anni fa.
    Molto spesso devo ripassare nozioni basilari e vivo nell’angoscia di poter apparire impreparata.
    Queste inadeguatezze si innestano su un vecchio contrasto che ho avuto con mia madre al momento della scelta della scuola superiore.
    Io sono sempre stata molto portata per l’arte e volevo intraprendere il liceo artistico, mia madre, invece, mi indirizzo verso il liceo classico, verso il quale conservo i ricordi più squallidi.
    Mi rendo conto che continuare a rifarsi a vecchie dinamiche del passato non è maturo da parte mia, ma sento che questo avvenimento ha segnato profondamente il mio carattere.
    Da lì in poi ho sempre messo in discussione tutto e tutti, rapporti di amicizia, d’amore, la mia vita stessa.
    Non so se sto cercando di “raccontarmela” per continuare ad autoflagellarmi. In questo momento non so niente.
    Dal punto di vista sentimentale, sto affrontando una brutta crisi col mio ragazzo, più un compagno che un ragazzo, col quale sto insieme da quasi 12 anni, ma con cui non ho mai avuto la possibilità di convivere.

    Per chi ha voglia di consigliarmi rivolgo le seguenti domande:
    Come potrei cercare di dipanare questo dubbio esistenziale? Che strategie adottare? Se avessi sbagliato tutto, come posso affrontare il fallimento di questi anni di studio? Perché, sebbene in preda all’ansia e al panico più completo, per la prima volta dopo molti anni riesco a trovare un qualcosa (anche minimo) di positivo all’interno delle mie giornate?
    Ringrazio chiunque abbia avuto voglia di leggere e di “ascoltare”.

    Risposta
    Dr.ssa Federica Leva

    Cara DoraMaria,
    per troppi anni ha seguito la strada del dovere, anziché comprendere e realizzare i suoi sogni. Non stupisce che, alla fine di un percorso obbligato, lei si renda conto di non avere molti obiettivi da perseguire. Finché studiava, aveva tutto pianificato, doveva sostenere gli esami e raggiungere la laurea. Magari aveva dubbi, ma conosceva la direzione da seguire, e si adattava. Adesso, ha di fronte il mondo del lavoro e sente di non essere del tutto soddisfatta della strada che ha battuto per tanti anni. Ora, questa insoddisfazione sembra essere diventata una vera e propria ostilità, forse esacerbata dai suoi dubbi e dal terrore di sbagliare strada ancora una volta. Mi chiedo se, nella sua attuale condizione, non stia odiando la sua professione con troppa veemenza. Considerare “un fallimento” la carriera universitaria che ha concluso con la lode è un po’ eccessivo. Forse la materia che ha scelto non è quella che avrebbe seguito, se fosse stata libera di seguire il suo cuore, ma almeno un po’ deve piacerle, altrimenti avrebbe lasciato l’università con un voto decisamente più basso. Cosa le ha fatto propendere per questa facoltà? Cosa le è piaciuto seguire, durante gli anni di studio? Prosegua approfondendo gli argomenti che l’hanno appagata, in questi anni. Non pensi a quello a cui ha dovuto rinunciare, ma ai vantaggi che potrebbe riscattare, dopo tanti anni di studio. Le passioni che si porta dentro non moriranno, né dovranno essere necessariamente sacrificate in nome della biologia. Si sente felice quando può disegnare? Lo faccia. Dovrà sottrarre tempo a qualcos’altro? Non importa, non si vive di solo dovere, e ha il diritto di rilassarsi ed esprimersi con la sua arte, se lo desidera. Inoltre, mantenendo le sue passioni su un piano non professionale, potrebbe scoprire di aver trovato il gusto equilibro fra desiderio e realizzazione personale. Non è detto che un hobby, quando diventa lavoro, sia gratificante quanto lo era prima.
    Buona giornata!

    Risposta

    Anche io sto attraversando un periodo buio e pieno di confusione , e nella tua storia sto rivedendo la mia, ma al rovescio. Ho 19 anni e ho fatto di tutto per iscrivermi al primo anno di scienze naturali.
    Al liceo anche io ebbi un grande “fallimento” poiché io e mia madre (soprattutto lei) mi convinse che la scelta migliore fosse quella di abbandonare gli studi del liceo classico poiché troppo pesanti e stressanti e di trasferirmi al secondo anno al liceo artistico. Studiavo certamente di meno ma la mia ansia è rimasta immutata, sempre per questo “senso del dovere” che mi trascino ancora adesso.
    Ora mi ritrovo al primo anno di questa facoltà e sono più indecisa di prima. Nonostante sia difficile allo studio mi applico tranquillamente, il punto, quello che mi ripeto sempre è se ne valga davvero la pena di studiare tanto, di rinunciare a tanto. Perché l’ho scelta? Amo moltissimo la natura, dalle pietre,alle piante , agli insetti. Tutto insomma. Il ragionamento che ho fatto è stato “un domani mi vedrei meglio come giardiniera che come professoressa, dunque tanto vale studiare ciò che piace”. Ora l’entusiasmo si è esaurito, dopo appena tre mesi e l unica materia bella è botanica in quella nuvola di chimica,fisica e matematica. Ho terribilmente paura di stare facendo un grosso errore, forse è davvero più importante vivere il momento con una facoltà più”semplice” che uccidersi per l’impossibile. Anche perché più vado avanti,più mi rendo conto che lavorare per la salvaguardia delle balene e dei gorilla è davvero uno stupido sogno infantile.

    E con la tua lettera non ho potuto che rattristarmi perché quello alla fine sarebbe il mio sogno, ma non ho il carattere o la forza per raggiungerlo.
    Io credo di essermi arresa, ma tu che sei arrivata fino a li non puoi arrenderti, te la devi concedere un’altra possibilità .
    Ps: Lo sai che io e te siamo proprio simili? Anche io sto insieme da quasi un anno con un ragazzo, che però definisco “amico speciale”?

    Risposta
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