Questo argomento contiene 2 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Elena 2 mesi fa.

Famiglia sfasciata, cosa fare?

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    Buongiorno sono un papà separato da circa 7 anni, ho due figli, la grande 21 anni e da circa 5 non vuole più avere contatti di nessun tipo, il piccolo 14 anni con cui finora ho un ottimo rapporto. Poco dopo la separazione ho avuto una storia affettiva con una donna che frequentavo un paio di volte a settimana per via della lontananza, rispettando la mia frequenza delle visite con i figli e gradualmente anche la conoscenza fra loro. Finita la storia a distanza di qualche mese ne è iniziata un’altra attualmente in essere. Tra le 2 storie c’è stato il distacco definitivo tra mia figlia e me con lettere aggressive piene di odio ecc. Mio figlio ha voluto venire a vivere con me circa 2 anni fa perché era tramortito e tempestato (parole sue) dall’incessante dialogo negativo della madre e della sorella, ho avuto anche testimonianze esterne di questo. Nello stesso periodo mia madre che viveva e vive con me veniva colta dalla malattia di Alzheimer che nel corso di questi 2 anni l’ha portata ad un peggioramento continuo. Non potendo più stare da sola, mio figlio cogliendomi di sorpresa ha chiesto alla mia compagna di trasferirsi da noi per aiutare la mia mamma. Lei si è trasferita nell’agosto dello scorso anno da noi insieme a sua figlia di 9 anni che però ha un carattere invasivi, molto estroverso che non combacia in nessun modo con quello di mio figlio. La mia compagna fa di tutto per tenerla un po’ in riga ma è molto difficile, tanto più che essendo casa piccola (50 mq) nessuno ha più purtroppo uno spazio suo. Mio figlio nelle scorse settimane è tornato dalla madre per avere più tranquillità in vista anche degli esami scolastici. Inutile dire che mi sento moralmente distrutto, ci vediamo il sabato che lo porto a pranzo fuori e poi andiamo a farci una passeggiata ma lo sento lontano. La mia compagna se ne andrebbe anche via se servisse a recuperare il nostro rapporto ma io non so che fare, non è certo allontanando lei che  risolvo i problemi specialmente con l’assistenza a mia madre. Non riesco a riflettere, mi sento psicologicamente bloccato. Come posso comportarmi con lui? Ho già perso l’affetto di mia figlia, se perdo anche il suo non ho più stimoli di vita.

    Risposta
    dr.ssa Stefania Vinci

    Gentile Paolo
    Dalla sua breve lettera emerge una condizione complessa riferita a un quadro in cui una separazione e il tentativo di costruire un nuovo assetto familiare si intrecciano con il dover far fronte alla malattia di sua madre e a ciò che questo comporta.
    In un contesto come quello da lei descritto è possibile che le sofferenze pregresse e quelle attuali pongano il rischio di perdere di vista i ruoli di genitori e di caregiver. In questo momento le figure adulte di riferimento sono la sua e quella della sua compagna. I figli (che sono in fasi differenti della crescita), da quanto scrive, stanno esprimendo a proprio modo un disagio. Comprendo, dato il suo vissuto, i suoi timori e che questi la portino a vedere l’unica soluzione in una sorta di scelta tra la sua compagna, quindi anche l’assistenza di cui necessita sua madre, e suo figlio. Io la inviterei a non considerare il problema di presunta “incompatibilità” tra i loro figli come un fatto granitico su cui nulla può agire.
    Dalla sua lettera non si comprende bene in che modo la figlia della sua compagna risulti “difficile da tenere in riga”. Il punto da considerare, però, è che l’arduo compito di noi adulti nella relazione con i bambini non sia tanto quello di “tenerli in riga”, quanto di esercitare quell’adeguato contenimento che consenta loro di esprimere, secondo i codici comunicativi di cui dispongono, i loro bisogni e le loro emozioni.
    E’ possibile considerare l’ipotesi che anche per la figlia della sua compagna vi sia stato un cambiamento difficile da comprendere e da accettare e che questa “non comprensione” non abbia favorito le condizioni per cui iniziare un rapporto non conflittuale con suo figlio e con il nuovo contesto familiare.
    Da quello che riporta, suo figlio ha riconosciuto nella sua compagna un adulto cui poter fare riferimento, al punto da chiederle di occuparsi della sua nonna: questo è un elemento positivo e utile.
    Dunque Paolo, prima di prendere una qualunque decisione definitiva, la inviterei a un dialogo sincero innanzitutto con suo figlio che lei ha sentito distaccato. Condivida con lui (senza che la condivisione sia uno “scarico”) il suo timore di perderlo e il suo amore per lui. Considerate anche la possibilità che per la figlia della sua compagna non sia funzionale una “tenuta in riga” ma una comprensione del significato della sua incontenibilità.
    D’altra parte cercate, lei e la sua compagna, di individuare bene quali sono i bisogni primari di ciascuno di voi e di considerare le possibili soluzioni perché siano quanto meno accolti.
    Rispetto alle cure per sua madre le suggerirei, se già non lo ha fatto, di attivare tutte le misure necessarie affinchè usufruisca di tutte gli interventi di cura di cui ha diritto, presenti sul territorio. Verifichi quali siano Verifichi quali siano inoltre le associazioni nella sua zona di riferimento, per il sostegno psicologico rivolto ai familiari dei malati: è importante che lei senta di non essere solo in questo percorso.
    Esprimendole tutta la mia solidarietà le invio i miei più cordiali saluti. Resto a disposizione qualora volesse contattarmi.
    Stefania Vinci

    Risposta

    Buonasera, vi scrivo con il cuore in gola e disperata. Ho 50 anni e separata dal 2009. Attualmente ho un grave problema anche di lavoro.La mia prima figlia di 26 anni a fine mese dovrebbe partorire e questa è una cosa bella. Domenica scorsa il 1 ottobre mia figlia di 22 anni studentessa se ne è andata senza preavviso (dice che il venerdì mia aveva mandato un sms ma sinceramente non l’ho trovato).

    So che i figli devono andarsene ma in questo modo!. In più nei due anni precedenti non mi parlarava, ultimamente non veniva a tavola, mangiava continuamente fuori senza avvisare. Ha affittato una stanza studenti per un mese e dice che dopo vedrà. Ma sinceramente non credo che torni.

    Per me è un momentaccio dal punto di vista economico, di vita. Avrei avuto piacere di parlare un pò con lei. Sento che non tornerà. Non so neppure se ho piacere che torni per fare una vita come prima. E ora sola in una grande casa con una madre anziana e il lavoro a rischio. Almeno quello mi sosteneva. Sono anche in affitto. Non voglio mettere fretta a mia figlia di darmi una risposta se torna o no. Ma penso che prima o poi dovrò farlo e trasferirmi in una casa più piccola. Ho continuamente mal di stomaco e mi sto trascurando in tutto anche nel vestire. Non ho più voglia di pulire la casa, mangiare. Mi dicono che il nipotino mi darà nuova vita, ma non voglio nè posso farne una ragione di vita. Vi chiedo un consiglio perchè sono veramente disperata e non ho voglia di nulla. Penso anche di farla finita ma in questo momento mia figlia incinta più di tutti subirebbe un trauma gravissimo e non lo merita. Prendo le gocce tranquillanti ma davvero non ce la faccio più. Tutto nella mia vita è avvenuto in modo così brusco.

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