Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da dr. Federico Baranzini dr. Federico Baranzini 1 anno, 7 mesi fa.

Cos’ho?

    Cos’ho?
    Sinceramente è da molto che mi pongo questa domanda ma non riesco a darmi nessuna risposta. Presento brevemente la mia storia cosi’ da rendere piu’ chiaro il mio quadro.
    Da piccola sono stata molto coccolata, i miei primi anni sono stati molto felici,nonostante il problema che mio padre picchiava mia madre perché lui aveva problemi d’ansia e molto probabilmente un leggero esaurimento nervoso dovuto da una situazione lavorativa non appagante, nonostante il buon guadagno. Io ero sempre al centro dell’ attenzione, in quanto prima figlia di genitori giovani.
    Tuttavia la situazione era destinata a cambiare in quanto mio padre era fuori per lavoro e mia madre iniziò a picchiarmi, anche per stupidaggini, quasi fosse stato un transfert delle vicissitudini subite. Mi picchiava se non volevo fare il bagno, se non volevo mangiare..tant’è che, traumatizzata da bambina che ero, si sviluppò in me per anni un rifiuto dell’acqua in quanto la associavo alle botte. mia madre mi picchiava fino allo sfinimento e mio padre, quando realizzò che evidentemente non ero un maschio o, forse, pensavo con la mia testa e anche in modo evidente, iniziò a picchiarmi anche lui, nei momenti in cui lo facevo arrabbiare o lo contrariavo. avevo letteralmente un terrore cieco, tant’ è che in un sogno che ancora oggi ricordo a distanza di 20 anni (!!!) e che non dimenticherò mai, me lo figurai come un Dracula venuto a succhiare il mio sangue nella stanza da letto,di notte.
    A scuola non fu meno difficile. Odiavo andare all’asilo, che ho frequentato solo per un anno (vista il mio odio per tutti,compagni e maestre comprese, l’odore di legno misto ad alcool della scuola che mi provocava subito ansia) e alle elementari tutti i “bulli” della mia classe mi prendevano di mira: perche’ ero la piu’ piccola,la piu’ debole. Mi aspettavano fuori da scuola per strattonarmi e buttarmi lo zainetto a terra. Erano impietosi e crudeli tanto che avevo preso la irrinunciabile decisione che finita la terza media avrei terminato la scuola.
    Alla decisione di dover scegliere le superiori feci un ulteriore sforzo,decisi di voler andare al liceo e,per mia enorme fortuna, capitai in una classe dove non conoscevo nessuno. In questi anni il mio amore per lo studio esplose quasi letteralmente tanto da essere stata una delle prime della classe. Tranne la matematica. L’ho sempre odiata per via di un prof e ancora oggi non ne ho una buona opinione.
    Quindi, questi anni furono meravigliosi, anche se con alti e bassi, e ora ne spiego il perche’. In questo periodo purtroppo si apre quello che per me e’ un capitolo molto doloroso e triste. I primi amori, l’abbandono inevitabile, il dolore sordo di una ragazza vessata, denigrata e con problemi affettivi. Questi problemi affettivi si tradussero in autolesionismo che, per me erano un modo di punire quello che mi aveva fatto del male,sperando di poterlo far sentire in colpa e di autopunizione per me, perche’ avevo fatto si che mi esponessi sentimentalmente per uno che non meritava i miei sentimenti,la mia FIDUCIA. E la dipendenza era diventata cosi forte che al minimo torto subito mi facevo del male.
    Per mia fortuna questo fu un evento passeggero e nel giro di 2 anni ando’ scemando e alla fine scomparve anche perché trovai una certa stabilita’ emotiva crescendo, nel senso che iniziai a capire che in fondo quello che facevo era irrazionale, che non punivo nessuno facendo così, ma anzi, che mi stavo lentamente autodistruggendo.
    Finita la scuola, con molta nostalgia, mi sono iscritta all’Università e ad una facoltà che rispecchiava in pieno il mio amore per le discipline umanistiche.
    Tuttavia anche qui la mia personalità andò in crisi, in quanto dovevo riabituarmi di nuovo ad un sistema ignoto, ad un ambiente sconosciuto e la mia scarsità a tessere rapporti sociali mi portava all’impossibilità di creare amicizie, tant’è che in tre anni di frequenza ho stretto amicizia solo con una sola persona. La mia ostilità e chiusura mi portava ad avere problemi anche con i professori, in quanto frequentavo le lezioni, studiavo come una matta e al momento fatidico non mi presentavo all’esame.
    Quando finalmente iniziato ad ingranare, mi era iniziato a piacere l’ambiente, I prof, l’atmosfera di sapere e conoscenza, arriva la batosta che mi ha portato ad oggi. Un grave lutto in famiglia. Questo avvenimento non solo mi ha destabilizzato, ma ha provocato il mio ritiro dagli studi perché per me era diventato impossibile continuare sia dal punto di vista economico che mentale.
    Terminata la mia esperienza universitaria, mi sono lasciata coinvolgere in un progetto lavorativo autonomo che poi tanto autonomo non è. Questo ha decretato la fine della mia tranquillità emotiva e la acutizzarsi di altri problemi, come ansia, nervosismo, la mia onnipresente colite nervosa e oscillazioni di peso (attualmente sono in fase discendente), dovute da una situazione non appagante dove mi ritrovo a farmi carico di tante responsabilità ma senza riconoscimento,senza essere apprezzata
    L’unica nota positiva nella mia folle e assurda vita è il mio fidanzato, che mi sostiene da quasi 6 anni. Lui conosce tutte le cose che mi affliggono ma non voglio caricarlo troppo di pensieri tristi, quindi a volte evito di esporgli le mie problematiche e mi maschero, mostro questa facciata, questa parvenza di normalità che poi tanto normale non e’.
    Guardandomi obiettivamente ora,oggi, posso dire che la mia vita non è stata molto felice,ma nemmeno triste. Ho avuto i miei problemi, alcuni pian piano si sono risolti, altri sono ancora con me e non so quando andranno via. Sento che sono stata in qualche modo fortunata, poteva andarmi peggio e perdere completamente coscienza del reale,oppure morire.
    Tuttavia a volte penso che il destino si diverta con me e cerchi di farmi crollare a tutti i costi.
    Arrivati alla fine di questi sproloquio posso, in modo analitico, esporre i miei “sintomi”:
    Ansia (a volte cosi’ forte da stringermi la gola impedendomi quasi di respirare),colite, che si acutizza in certe occasioni per poi scomparire per mesi, episodi di tachicardia al risveglio (solo nel pomeriggio) con affanno, come se avessi corso, eccessiva irritabilità, sento di essere tesa come una corsa di violino,tensione che si traduce anche a livello muscolare nel tratto collo\schiena, stanchezza cronica, anche dopo aver dormito, scarsa capacità di rapportarsi col prossimo, misantropia, alternanza di momenti di euforia a momenti di apatia cronica. Niente mi da stimolo, niente mi da soddisfazione, se non le mie attività e i miei interessi; la mia mente e’ in continuo movimento, pensa anche di notte,a volte ho la paura di uscire pazza e penso che se qualcuno entrerebbe nella mia testa si perderebbe per sempre.
    Documentandomi ho potuto quasi con certezza definirmi borderline, i sintomi ci sono quasi tutti, tuttavia bisognerebbe che qualcuno me ne desse conferma, ma non ho ne’ il tempo, ne’ la possibilità,ne’ la forza per farlo. Ecco perché mi sono rivolta a voi.
    La mia richiesta e’ questa: cos’ho? Non voglio distruggere il mio futuro solo perché non so gestire i miei problemi, non voglio finire in un qualche istituto di sanità mentale perché troppo debole per far fronte ai problemi della vita.
    Mi rimetto a voi.
    Grazie per la comprensione e per il tempo che mi dedicherete.

    Risposta
    dr. Federico Baranzini

    Gentile Artemis

    purtroppo devo ammettere che la lunghezza del suo racconto ha scoraggiato molti dei miei colleghi.

    In ogni caso non è semplice rispondere alla sua domanda: cosa ha? Difficile dirlo senza una consultazione. Purtroppo se lei non si mette nella condizione di poter essere aiutata, allora sarà alquanto difficile poterle dare una risposta e quindi, una “mano”.

    Forse aspetti di immaturità caratteriale? Tratti passivo-aggressivi? Infantilismo associato a onnipotenza narcisistica? Si forse potrebbe rientrare nella categoria dei Disturbi di Personalità ma più che cercare di “rassicurarsi” con l’applicazione di etichette diagnostiche provi a pensare come potrebbe stare meglio con il giusto e corretto aiuto.

    Coraggio, non si avvilisca o compianga.

    Cordiali saluti

    Federico Baranzini

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