Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da Dr.ssa Federica Leva Dr.ssa Federica Leva 4 anni, 8 mesi fa.

Ci separiamo con una neonata di 3 mesi

    Buongiorno a tutti,
    Ho avuto una bimba 5 mesi fa dopo una convivenza di un anno e mezzo e un fidanzamento lungo 15 anni, iniziato nell’adolescenza.
    La storia con il mio compagno è sempre stata di alti e bassi, lui ha un carattere difficile, molto irascibile e io, a posteriori definirei narcisista. Con lui ho avuto momenti belli in passato ma tanta sofferenza; l ho amato moltissimo e per lui ho rinunciato ad amicizie e sono scesa a patti con me stessa ma nonostante ció ho sempre voluto credere nel nostro rapporto tanto che abbiamo deciso di fare un figlio. Durante la gravidanza le cose non sono cambiate, era presente ad intervalli, con la scusa del lavoro mi lasciava spesso sola, si arrabbiava molto facendomi piangere, spesso mi dava della lagna. Durante una litigata si è presentato dai miei dicendo che mi avrebbe riportata da loro, ha minacciato più volte di andarsene e più volte l’ho pregato di restare. Con la nascita della bimba le cose sono peggiorate, dopo aver avuto un travaglio lunghissimo e un parto cesareo, mi sono ritrovata spesso sola con la bimba e costretta a rivolgermi ai miei genitori per farmi aiutare. Chiedevo aiuto a lui e per tutta risposta mi insultava con parolacce e umiliazioni di vario genere (mi sono sentita dare dell incapace, di quella che non sa organizzarsi, della mammona,lagnosa,ecc), infine mi ha comunicato che non voleva più stare con me e che sarebbe andato da un avvocato per separarsi definitivamente. Nonostante io piangendo abbia cercato di fargli cambiare idea, lui non ha voluto ascoltare ragione e per una settimana non mi ha rivolto la parola, lasciandomi sola con la bimba anche fino a tarda sera. Tutto ciò dopo aver litigato con i miei genitori, da lui considerati invadenti..Alla fine gli chiedo allora di andarsene da casa per avere almeno la possibilità di farmi aiutare,non ne vuole sapere e pretende una carta scritta dall avvocato, cerca poi di farmi cambiare idea, senza mai scusarsi, dicendo solo che forse era stato esagerato ma io ero stata insopportabile. Alla fine,dopo aver passato tutte le feste in questa miserabile situazione se ne va e ora pretende di andare da qualcuno per redimere la situazione. Io non sono più disposta ad assecondarlo, sono stata ferita e umiliata,lasciata da sola davanti alle difficoltà che tutt ora ho, nel gestire la bambina;non mi fido più di lui, che tra l altro mi minaccia spesso facendo intendere che cercherà di farsi valere in tribunale. Inoltre, so che non imparerà mai dai suoi sbagli e che davanti alla prossima difficoltà mi abbandonerà di nuovo. Grazie a chi mi vorrà rispondere.

    Risposta
    Dr.ssa Federica Leva

    Cara Anonima, qual è la sua domanda? Non la esplicita e la posso solo intuire. Vuole sapere se restare con il suo compagno – o marito, non si capisce bene – o se proseguire una storia che non le da alcuna gioia o conforto? Mi sembra che lei sia giunta da sola a una conclusione e dopo quello che ci ha raccontato sarebbe difficile non sostenerla. Suo marito – quando vi siste sposati? – l’ha spesso trattata con freddezza e sufficienza. Lei ha sperato – perché? – che cambiasse durante la gravidanza, e anche questa sua aspettativa è stata delusa. Forse sperava di scoprire in lui un buon padre, ma mi pare di capire che non ha nemmeno la consolazione di vedere sua figlia amata e coccolata dal papà. Lei stessa lo rimprovera di non essere collaborativo, in casa. Se i suoi genitori la aiutano con la piccola – che ha 3 o 5 mesi? – lui si innervosisce. Non è certo un quadro idilliaco in cui vivere e crescere una figlia.
    Lei e il suo compagno vi siete mai fermati a parlare con calma della vostra situazione, delle difficoltà a gestire la bambina e della necessità di dividervi i compiti, in casa? È possibile che lui abbia accettato di concepire un figlio nella speranza di farle un “dono” – lei ha mai insistito per diventare madre? – o nella sincera convinzione di volerne uno, ma ignorando l’impegno e la difficoltà che comporta avere un bambino molto piccolo? È possibile che non ci sia stata abbastanza comunicazione, fra voi, e che questo abbia fatto degenerare un rapporto già complicato?
    Mi ha inoltre colpito l’immagine di lui che si presenta dai suoceri dicendo che avrebbe riportato indietro la moglie… un quadro simil medioevale. Lei come si è sentita, nel sentirsi trattata come un televisore rotto? Più volte, leggendo la sua sua lettera, mi sono chiesta che cosa la tenga legata a un uomo che descrive come insensibile, che l’ha costretta a scendere a patti con se stessa e che non la vuole, per sua stessa ammissione.
    Che cosa prova per lui? Lo ama ancora? Sarebbe disposta a riprovarci o preferirebbe che le vostre strade si separassero, per il benessere di entrambi e della piccola?
    Nessuno può decidere per lei. Se le sta bene proseguire la vita che ha fatto fino a ora, non deve fare nulla e lasciare che tutto prosegua come sempre. Se invece non accetta più di avere un compagno assente, ha due alternative:
    1) fargli un discorso deciso, senza pianti, spiegandogli che cosa vuole e che cosa non sarà più disposta a tollerare. Se ci saranno compromessi, dovranno essere pattuiti e rispettati da entrambe le parti e in modo equo.
    oppure
    2) non dire nulla e procedere lei stessa con la separazione.
    Non ho poi ben capito questa frase: “Alla fine, dopo aver passato tutte le feste in questa miserabile situazione”. Pasqua è oggi, e la sua lettera è datata 4 aprile… Che cosa intendeva dire, esattamente?
    In bocca al lupo!

    E Buona Pasqua

    Dr.ssa Federica Leva

    Risposta
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