Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da Dr.ssa Federica Serafini Dr.ssa Federica Serafini 1 anno, 7 mesi fa.

Catturo gli uomini e poi mi stanco…ma adesso sono incinta!

    innamoramento, amore, fine storia, incinta

    Buongiorno, ho 26 anni, sono laureata in servizio sociale e lavoro nel settore da qualche anno. Il mio percorso di studi e la mia esperienza lavorativa mi hanno avvicinata alla psicologia e i concetti che ho appreso mi stanno permettendo di formulare una sorta di “autoanalisi”.
    Sostengo di avere tratti della personalità narcisistica che non condizionano tanto i miei rapporti amicali, lavorativi o famigliari quanto le relazioni amorose.
    Ho avuto due relazioni importanti durate anni e alcune frequentazioni di durata inferiore. Tutte le mie relazioni sono state caratterizzate da alcune costanti che suddividerò in tre fasi.
    1 In primis, una fase di conquista che mi fa sentire viva, piena di energie, di voglia di vivere. Mi metto a dieta, do il meglio di me, oriento tutte le mie energie nella conquista, sentendo una sorta di adrenalina che mi fa stare magnificamente. Sono assolutamente convinta che il ragazzo in questione sia quello giusto, arrivo a litigare con le persone che lo mettono in discussione, ho la certezza che non troverò mai un altro uomo alla sua altezza. Mi sento fortunata, non posso permettermi di farlo scappare. Cerco di conoscere le sue esigenze in modo da mostrarmi come soluzione ad ogni suo problema. Lo faccio sentire amato come non si è mai sentito in vita sua. Finché la nostra conoscenza diventa una vera e propria relazione con tanto di famiglie e amicizie coinvolte. Presento orgogliosa la mia nuova, stupenda, persona.
    2 A seguire, alcuni mesi di “consolidamento” della conquista, caratterizzati dalla mia continua ricerca di attenzioni e conferme. Con la paura di essere lasciata o tradita, analizzo ogni singola parola e comportamento del partner ma senza esplicitargli quasi mai i miei timori. Trascorro nottate intere sui profili delle loro ex, ossessionata da un loro possibile ritorno, faccio indagini indirette tramite amici e conoscenti, non abbasso mai la guardia. Indago sul suo passato, ogni essere femminile appare ai miei occhi come una minaccia. In questa fase mi sento completamente dipendente dal partner, e cerco di far scattare in lui la stessa dipendenza nei miei confronti. Per far questo metto in atto una serie di strategie cercando di fare in modo che il partner non possa più immaginare la sua vita senza di me, rinneghi il suo passato, trascuri gli amici, hobby, a volte anche la famiglia.

    Devo esistere SOLO io, devo diventare tutto il suo mondo, deve arrivare a chiamarmi anche 30 volte al giorno, deve voler trascorrere ogni secondo libero insieme a me. Ma faccio tutto questo in modo sottile, non gli impongo nulla, gioco sui suoi sensi di colpa. Non gli dico di non uscire con i suoi amici, per esempio, ma gli spiego quanto mi manca, quanto avrei voglia di vederlo, dicendogli magari che sono triste e ho bisogno di lui.

    3 Giorno dopo giorno, nel giro di qualche mese solitamente riesco a raggiungere il mio obiettivo e mi ritrovo con un fidanzato disposto a tutto per me. Mi godo per un periodo i “frutti del mio lavoro”, mi sento speciale, bella, unica. Tiro un sospiro di sollievo. Anche le ossessioni diminuiscono anche se rimangono sempre presenti.
    È proprio in questo momento della relazione che sorge il problema. Inizio a sentirmi oppressa, infelice, insoddisfatta. Riverso la mia frustrazione sul partner che ovviamente rimane disorientato ma continua a comportarsi da fidanzato ideale. Più lui si avvicina e più io mi allontano. Lo sprono ad uscire con i suoi amici, a riprendere i suoi hobby, a non far ruotare la sua vita intorno a me. Attuo la strategia opposta a quella impiegata nelle fasi precedenti. Divento un’altra persona.
    Prima pretendo che lui sia dipendente da me e appena lo diventa e io ne acquisto consapevolezza e questa dipendenza mi spaventa. Anzi mi irrita a dismisura.
    Difetti che prima non mi disturbavano o addirittura mi divertivano diventano intollerabili per me.
    Però nel frattempo spesso il partner ha cambiato casa per me, lavoro, ha perso i suoi amici..

    E io mi ritrovo intrappolata in una gabbia che ho costruito con le mie stesse mani. Mi sento obbligata a stare con una persona che ha basato la sua vita interamente su di me. I sensi di colpa mi opprimono, tento di farmi lasciare ma solitamente non ci riesco e, arrivata al limite, tronco io.

    Ma prima della rottura tento in tutti i modi di adattarmi alla situazione, cerco di vedere i lati positivi del partner che mi hanno portata a sceglierlo. Intraprendo relazioni parallele, clandestine, che mi danno un po’ di ossigeno e rendono la mia vita meno intollerabile.
    È come se mi nutrissi di emozioni forti, di farfalle nello stomaco. Senza queste sensazioni mi sento persa, vuota, triste.
    Nella mia attuale relazione sto entrando ora nell’ultima fase che ho descritto, ma questa volta è ancora più problematica delle altre perché aspetto un bambino dal mio partner, lui vive in un’altra regione e a breve si trasferirà qui, lasciando un lavoro a tempo indeterminato e vendendo casa sua per comprarne una nella mia regione. Io non sono assolutamente disposta ad un trasferimento.
    Sono contro l’aborto e non ho voluto prendere in considerazione questa possibilità.
    Voglio diventare madre ma non so se riuscirò ad essere una compagna non dico perfetta ma per lo meno accettabile. D’altra parte l’idea di crescere un figlio da sola mi spaventa a morte.
    Il mio partner è a conoscenza di questo mio modo di essere, è comprensivo e sostiene di voler correre il rischio di lasciare la sua vita e costruirsene una con me. Non ha mai tentennamenti. Sta anche prendendo in considerazione la possibilità di lasciarmi la libertà, in futuro, di frequentare altre persone. Ovviamente quest’ultima sarebbe una soluzione estrema ma sostiene di volermi dimostrare che la nostra relazione non sarà mai una gabbia ma che la mia felicità verrà prima di ogni cosa.
    Chiedo aiuto per uscire da questa “prigione mentale”.

    Risposta
    Dr.ssa Federica Serafini

    Gentile Chiara,
    Chiede aiuto, ma sembra che in realtá lei sappia giá tutto, crede che avere avuto conversazioni con degli psicologi possa portarla così semplicemente a autoanalizzare sè e le sue relazioni… Questo se permette lo trovo leggermente svalutante nei confronti di chi studia per decenni psicologia e troppo, mi creda davvero troppo semplicistico nei confronti di se stessa… Lei non Si chiede per esempio quale “ritorno” possa ottenere nel cercare e modellare uomini influenzabili e in cerca di una donna da cui dipendere…. non prende in considerazione il fatto che così, con tutti questi comportamenti controllanti e con tutta l’energia che spreca…. Lei non si dá il permesso di essere spontanea… Nessuna relazione sará mai una gabbia per lei… La gabbia è lei stessa… Credo sarebbe il caso che lei cercasse un sostegno psicologico in modo da poter accogliere e contenere suo figlio nel modo più adatto a lui…. si prenda cura di se stessa, capisca cosa vuole, Risolva in modo da poter migliorare la sua vita e diventare una madre serena e felice… Che trasmetterá serenitá al figlio e non bisogno di controllo….
    Le auguro un gran in bocca al lupo!
    Ci faccia sapere come vanno le cose, e tanti tantissimi auguri per la sua gravidanza!
    Dott.ssa Federica Serafini

    Risposta
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